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La Corte Suprema Usa boccia la richiesta di Trump sul blocco 20.000 voti in California
La Corte Suprema Usa, senza la registrazione di alcun voto contrario, ha respinto in serata la richiesta dell’amministrazione Trump per imporre alla California di accantonare 20.000 schede elettorali per corrispondenza sull’ipotesi che possano essere state consegnate a persone non cittadine americane. Il provvedimento, privo di firma e di motivazioni, è giunto lo stesso giorno in cui i legali dell’amministrazione si sono rivolti alla Corte dopo che una corte d’appello federale aveva rigettato la tesi dell’amministrazione secondo cui le autorità californiane avrebbero dovuto sequestrare le schede per sottoporle a ulteriori verifiche.
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Gli ultimi sondaggi danno i Dem avanti in tutti gli Stati chiave
Il boom del voto anticipato – quasi 56 milioni di americani che hanno votato prima dell’apertura delle urne – fa però ben sperare i democratici, che gli ultimissimi sondaggi danno in forte vantaggio. La conquista della Camera da parte dei liberal è ormai data quasi per scontata, e significativi passi in avanti si registrano anche al Senato. Secondo le rilevazione finale di New York Times-Siena, i candidati democratici sono in vantaggio in tutte le corse che decideranno gli equilibri del Senato, dal Texas che non espugnano dal 1988 al Kansas che hanno conquistato l’ultima volta nel 1932. Il guru dei sondaggi Nate Silver stima che abbiano l’80% di chance di conquistare l’alta camera e aleggia l’idea di uno “tsunami blu”.
Nonostante lo scandalo in Alaska e le tensioni in Michigan sul candidato Abdul El-Sayed, accusato da Trump di essere dei ‘Fratelli Musulmani’, l’ottimismo fra i liberal è palpabile, così come lo è la speranza di strappare voti decisivi in Stati roccaforte dei repubblicani. La cautela però è d’obbligo di fronte a sondaggi che nelle ultime tornate elettorali si sono rivelati non veritieri e non in grado di cogliere il vero umore degli americani. A giocare a loro favore, secondo gli osservatori, è il fatto che nelle corse più importanti i candidati repubblicani sono molto deboli, come nel caso di Ken Paxton in Texas e di Darline Graham in South Carolina.
Fra i repubblicani, invece, la tensione è elevata. Pur ostentando pubblicamente sicurezza, la resa dei conti dietro le quinte è già iniziata. E tutti scaricano la responsabilità dell’attesa sconfitta sul presidente che, con la sua guerra in Iran, ha annientato le chance di tenuta del Grand Old Party.
Storicamente il partito del presidente in carica è penalizzato alle midterm, ma in questo caso il timore repubblicani non è solo di perdere, ma di essere travolti dall’opposizione. Già avido consumatore di news, Trump seguirà lo spoglio circondato dai fedelissimi pronto a dare battaglia.
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L’ultimo appello di Trump
“Votate e non consentite ai jihadisti e comunisti democratici di vincere”. Donald Trump lancia l’ultimo appello prima delle midterm scegliendo un palcoscenico delle grandi occasioni, il Lincoln Memorial. Con alle spalle la Reflecting Pool che ha riparato ed è divenuta uno dei suoi vanti, il presidente si è rivolto direttamente agli americani: “Queste sono le elezioni di metà mandato più importanti della nostra storia. Non possiamo consentire a chi odia questo Paese di vincere”.
“Abbiamo il Paese più dinamico al mondo, la gente deve andare a votare. Fate finta che io sia sulla scheda elettorale, fate quello che volete, ma dobbiamo andare a votare. Se la nostra gente va a votare, vinciamo con un margine schiacciante”. Lo ha detto Donald Trump in un ultimo appello agli elettori lanciato su Fox News, a poche ore dalle elezioni di midterm, rispondendo a una domanda secondo cui le elezioni di metà mandato sono, per definizione, una questione di affluenza alle urne. “Quando il mio nome è sulla scheda elettorale, come sapete, ho sempre vinto, otteniamo il 50% di voti in più rispetto a quando non ci sono”.
Dopo essersi soffermato a lungo sugli interventi infrastrutturali realizzati a Washington e alla Casa Bianca, incluso l’arco che vuole costruire e che “sarà più bello di quello di Trionfo” a Parigi, Trump ha elencato i suoi successi.
“Ho mantenuto le mie promesse e anche di più”, ha assicurato mettendo l’accento sull’immigrazione e sul taglio delle tasse.
“Abbiamo fermato l’Iran dall’avere l’arma nucleare. Il nostro Paese sta facendo benissimo”, ha aggiunto.
Chiusa la conferenza stampa davanti a 50 ospiti selezionati, per Trump sono iniziate le ore più lunghe, quella dell’attesa per l’esito delle midterm che ha reso un referendum su se stesso. Per il presidente è il momento della verità: dopo 30 comizi in 32 giorni non può fare altro che aspettare la scelta dell’America che decreterà se i suoi prossimi due anni di mandato saranno o meno da ‘anatra zoppa’. Il presidente ce l’ha messa tutta per convincere gli americani, arrivando anche a garantire un assegno da 5.000 dollari in caso di vittoria dei repubblicani. “Se vinceranno i democratici invece avrete un Depressione come nel 1929”, ha messo in guardia.
