Donald Trump investe 400 milioni di dollari nelle midterm per evitare che il rischio di una ‘risacca rossa’ trascini a fondo i repubblicani. “Sono le elezioni di metà mandato più importanti nella storia del nostre Paese”, ha detto il presidente spiegando come il suo maxi-investimento mostra la “fiducia” nelle politiche del partito e punta a evitare che gli Stati Uniti finiscano come la Franica. I fondi del presidente si vanno ad aggiungere agli assegni da complessivi 50 milioni staccati dal Republican National Committee e agli oltre 276 investiti da Elon Musk da luglio per i candidati conservatori
. Con le casse mezze vuote, i democratici non sono in grado di eguagliare gli investimenti repubblicani, ma possono contare sugli 80 milioni donati dall’ex sindaco di New York Micheal Bloomberg in questo ultimo scampolo di campagna elettorale. Indietro nei sondaggi, i conservatori non temono tanto una Blue Wave, un’ondata di voti a favore dei democratici, quanto sono spaventati da una Red Undertow, una risacca rossa a danno dei repubblicani. Secondo Charlie Cook, uno dei più autorevoli analisti elettorali americani, infatti una corrente di disaffezione rischia di trascinare a fondo il partito di Trump, anche senza un’autentica rinascita dell’opposizione.
Fondatore del Cook Political Report, da oltre quarant’anni punto di riferimento per le previsioni elettorali negli Usa, Cook ha scelto la metafora della risacca in un’analisi pubblicata su Substack e successivamente ripresa nel podcast Runaway Country della giornalista Alex Wagner. L’immagine del Partito democratico – afferma – resta fortemente negativa agli occhi degli elettori, ma a decidere le elezioni sarà il tracollo della popolarità di Trump con la conseguente “risacca” nei consensi che “finirà per “trascinare a fondo molti candidati repubblicani”. L’Onda Blu significherebbe “un entusiasmo diffuso per i democratici e un endorsement delle loro proposte politiche”, spiega Cook, argomentando però che non sarà così: il brand del partito dell’asinello continua ad essere a pezzi dopo il quadriennio 2021-2025, quando non solo avevano Joe Biden alla Casa Bianca ma anche la maggioranza di Camera e Senato.
“Fortunatamente per i Dem – scrive ancora l’analista – questa elezione non sarà un referendum su di loro”. Il vantaggio democratico, secondo Cook, stavolta nasce altrove: nel crescente rifiuto di Trump e delle politiche della sua amministrazione. La risacca, a differenza dell’onda, agisce sotto la superficie e non colpisce ovunque con la stessa intensità, ma può trascinare a fondo candidati che fino a pochi mesi fa si ritenevano al sicuro. Potrebbe accadere in collegi tradizionalmente repubblicani, dall’Alaska al Kansas, fino a zone dell’Iowa e del Texas, dove i Dem hanno cominciato a intravedere opportunità impensabili all’inizio dell’anno. A pesare sono soprattutto il costo della vita, il rincaro dei carburanti, gli effetti dei dazi e della guerra con l’Iran: problemi trasversali che colpiscono anche gli elettori conservatori, molti dei quali potrebbero decidere di restare a casa. Il margine di manovra resta ridotto e i giochi sono tutt’altro che fatti. I repubblicani dispongono ancora di un consistente vantaggio finanziario e di una base elettorale mobilitata. E anche in caso di vittoria, i democratici avrebbero poco da festeggiare e molto su cui riflettere: se dalle urne uscisse soprattutto un voto contro Trump, più che un’adesione alle loro proposte, il successo elettorale non basterebbe a mascherare le debolezze strutturali del partito, né a garantire la costruzione di una maggioranza politica solida e duratura.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
