Migliorano le liste d’attesa ma quasi 3 milioni di italiani attendono più del dovuto per visite ed esami – Sanità – Ansa.it

Migliorano le liste d’attesa ma quasi 3 milioni di italiani attendono più del dovuto per visite ed esami – Sanità – Ansa.it


La legge per il contrasto delle liste d’attesa comincia a dare frutti. Nei primi sei mesi del 2026 le strutture sanitarie pubbliche e private accreditate hanno erogato nei tempi di garanzia 1,6 milioni di visite mediche ed esami in più rispetto allo stesso periodo del 2025. È il dato saliente del Bollettino sulle liste di attesa realizzato dall’Agenas. Migliorano sia le prime visite (il 78,5% è fatta in tempo rispetto al 76,4% del 2025) sia gli esami diagnostici (84,6% rispetto all’82,8%).

Due milioni e 811 mila italiani attendono più del dovuto per una visita medica

Nei primi sei mesi del 2026, due milioni e 811 mila italiani hanno dovuto attendere più del dovuto per una visita medica o un esame nel servizio sanitario. L’attesa è in genere più contenuta per le visite contrassegnate come urgenti mentre può raggiungere oltre i 300 giorni per le prestazioni che in ricetta sono contrassegnate come P (programmate) e che andrebbero erogate entro 120 giorni. Secondo Agenas, nonostante un miglioramento generale, restano ancora forti criticità. La rilevazione mostra che, quando si tratta di visite urgenti (da fare entro 3 giorni), più dell’80% viene effettuato nei tempi previsti. Un ulteriore 5,1% è effettuato entro il quarto giorno e il 6,1% tra il quinto e il settimo giorno dalla chiamata al Cup. Il 7,9% residuo slitta nei giorni successivi, con un 2,4% dei casi in cui la prima disponibilità è oltre un mese dopo la chiamata. Anche per le visite contrassegnate come Brevi quasi il 20% viene effettuato oltre il termine della scadenza dei 10 giorni previsti. Se per quasi il 7% l’attesa in più si protrae per meno di una settimana, per gli altri i tempi si allungano e per un 1,9% si arriva a oltre 6 mesi. La percentuale delle visite effettuate oltre il tempo massimo cresce per quelle classificate come Differite (30 giorni). In tal caso, è oltre il termine il 26,7% con un 8,3% per cui la prima disponibilità è oltre i 6 mesi. Tempi rispettati in quasi l’85% dei casi, invece, per le visite programmate, sebbene un 3,6% dei pazienti ha tempi di attesa di oltre 300 giorni. Non molto diversa la situazione per gli esami diagnostici. Pur in un quadro di generale miglioramento, in tal caso si riscontra però una maggiore difficoltà per le prestazioni urgenti. Quasi il 65% delle colonscopie urgenti, per esempio, è effettuato oltre il termine dei tre giorni. Risultati simili per l’elettromiografia e la risonanza magnetica dell’addome. La gastroscopia è oltre il tempo massimo in oltre il 50% dei casi, mentre per la mammografia urgente vengono rispettati i tempi in quasi il 90% dei casi. I risultati sono nettamente migliori invece, per le altre classi di priorità.

Da Nord a Sud le Regioni recuperano terreno

Le liste d’attesa migliorano nella gran parte delle Regioni, tuttavia in molti casi restano forti criticità e non mancano quelle che fanno passi indietro. Per quel che riguarda i tempi di erogazione delle prime visite, le performance migliori sono quelle della Basilicata, dove il 98,9% delle visite viene fatto nei tempi di garanzia. Sopra il 90% anche le Marche (94,5%), il Lazio, il Veneto (91,5%). A seguire: Molise (88,8%), Calabria (86,6%), Campania (84,5%), Liguria (82,9%), Lombardia (81,8%), Sicilia (79,7%), Provincia Autonoma di Bolzano (78,5%), Valle d’Aosta (77,7%), Emilia-Romagna (77,2%), Toscana (77,2%), Abruzzo (73,5%), Piemonte (71,5%), Friuli-Venezia Giulia (67,9%), Sardegna (64,1%), Umbria (63,7%), Puglia (55,7%), Provincia Autonoma di Trento (54,7%).

I progressi più importanti sono stati registrati in Liguria (+19,7% rispetto al 2025) e Lombardia (+9,5%), mentre gli arretramenti più marcati sono nella Provincia Autonoma di Trento (-8,4%) e in Sicilia (-7,5%). Analoga la situazione sul fronte degli esami diagnostici. Quattro Regioni garantiscono il rispetto dei tempi in oltre il 90% dei casi: sono Veneto (97,1%), Campania (96%), Basilicata (94,6%), Marche (92,4%). Quasi la metà è sopra l’80%: Lazio (89,7%), Toscana (89,6%), Molise (88,6%), Emilia-Romagna (88,3%), Liguria (85,8%), Lombardia (85,5%), Calabria (84,7%), Piemonte (81,7%), Friuli Venezia Giulia (80,4%). A seguire le altre: Sardegna (78,3%), Provincia Autonoma di Bolzano (77,2%), Provincia Autonoma di Trento (77%), Sicilia (71,9%), Valle d’Aosta (69,2%), Abruzzo (65,3%), Puglia (63,5%), Umbria (62%). Forti passi avanti di Umbria (+7,8%) e Lombardia (+7,7%), mentre registra una brusca frenata l’Abruzzo (-10,8%).

I dati sulle visite urgent

Si riducono i tempi di attesa per i cittadini che devono fare una visita urgente: nel primo semestre del 2026, l’81% l’ha effettuata entro tre giorni rispetto al 77,7% dello stesso periodo del 2025. Lo stesso vale per le visite classificate come brevi (B): l’80,2% è stata fatta entro 10 giorni rispetto al 77,3 dello scorso anno. Progressi analoghi anche per gli accertamenti diagnostici: quelli urgenti garantiti entro tre giorni salgono dal 73,2% al 76,4%, mentre quelli in classe B passano dal 75,9% al 77,6%.

Schillaci, ‘su liste d’attesa abbiamo intrapreso la strada giusta’

Sulle liste d’attesa, “credo che la strada che abbiamo intrapreso due anni fa con la legge sia quella giusta e abbiamo instaurato una sana competizione tra le Regioni. Riguardo ai dati positivi, non so dire se siano dovuti ai risultati del servizio pubblico o del privato accreditato. Non faccio distinzioni, perché per i cittadini l’importante è fare gli esami nei tempi stabiliti e non pagare il ticket se sono esenti o pagarlo quando lo devono pagare”. Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, a margine dell’inaugurazione del museo rinnovato dell’Istituto superiore di sanità, commentando il Bollettino sulle liste di attesa realizzato dall’Agenas. “Come sempre – ha proseguito – il dato che mi piace di meno è questa disuguaglianza nell’offerta e nella presa in carico dei pazienti tra Regione e Regione: su questo bisogna lavorare. Credo però che, finalmente, avere un metodo scientifico, che ho voluto fortemente, per misurare quello che avviene nella sanità pubblica e nelle liste di attesa sia importante perché abbiamo lo strumento che ci permette, se c’è la volontà, di migliorare”.

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