Balla la samba Lucas Pinheiro Braathen. Pone fine al regno svizzero a Bormio e conquista la prima medaglia di sempre per il Brasile alle Olimpiadi invernali, un oro storico per tutto il Sud America, davanti a Marco Odermatt e Loic Meillard. Piange sotto la fitta nevicata, canta l’inno a squarciagola e manda messaggi di unione al suo Paese, dove la diseguaglianza sociale è una piaga, con la classe povera ghettizzata nelle favelas. “Spero solo che i brasiliani a casa mi guardino e capiscano che la differenza è un superpotere: non importa il background, il colore della pelle, da dove arrivi. Ogni tuo sogno è da seguire, se ci credi puoi farcela con lavoro e ostinazione. È la vera felicità della vita”.
Alberto Tomba lo incorona, telefonandogli in diretta: “Bravo, congratulazioni. Una medaglia d’oro per il Brasile, ci stai credendo? Stai piangendo come me, sei il migliore”. “Grazie mille leggenda”, e giù altre lacrime. Lo chiama persino il presidente Lula. Il Carnevale si sposta in città: il verdeoro è ovunque, balli e cori. Un suo tifoso, con la bandiera al collo, entra in una chiesetta. A ringraziare l’Altissimo. Una vita che ne racchiude cento, con molti traslochi in giro per il mondo, compresa una esperienza a Milano, città che adora per il suo stile: le sue zone preferite sono i Navigli e il Parco Sempione, a pochi passi da uno dei bracieri di queste olimpiadi italiane. La moda lo appassiona tanto da sciare spesso (ma non a Bormio) con le unghie smaltate, nel tempo perso suona come dj. Un tipo chiassoso in un mondo – quello dello sci – piuttosto silenzioso. “Sono una persona che crede nella varietà e penso che la vera differenza vada cercata al di fuori dell’area in cui si cerca di diventare i migliori. Ho così tanti modelli di riferimento e fonti di ispirazione da ringraziare per essere diventato la persona che sono oggi e per aver portato a casa questa medaglia d’oro”.
Pinheiro come la madre, brasiliana; Braathen come il padre, norvegese. Nato a Oslo, trasferito a San Paolo a tre anni dopo la separazione dei genitori, Lucas è tornato in Scandinavia poco dopo senza però perdere il legame con mamma Alessandra. Papà Bjorn lo ha messo sugli sci e il primo approccio è stato piuttosto critico: il freddo della neve non si sposava bene con il sangue latino e il desiderio di spiaggia, di calcio e di emulare il suo idolo Ronaldinho. Poi un nuovo tentativo, un compromesso – calcio d’estate e sci d’inverno – e la svolta: le scuse per non allenarsi spariscono e il difficile diventa togliergli gli scarponi dai piedi. “Papà, diventerò il più forte del mondo”, una profezia trasformata in realtà. Una carriera folgorante: vince la prima gara a 20 anni, conquista la coppa di specialità di slalom tre anni più tardi, diventa una star. Per questo litiga con la federazione norvegese per questione di diritti di immagine e sponsor – tanto da essere multato per aver pubblicizzato un marchio rivale – e, a sorpresa, si ritira nell’ottobre del 2023 a Solden, proprio dove aveva provato l’ebbrezza del primo trionfo.
Sembra aver chiuso con lo sci ed invece in un anno cambia nazionalità, ‘tradisce’ la Norvegia e abbraccia il Brasile, circondandosi di un super team di tecnici. Torna “libero”, torna a splendere, torna a vincere. Sulla Stelvio il capolavoro è alla mattina. Pettorale numero uno, pista intonsa, scende come un fulmine e precede di quasi un secondo quel fuoriclasse di Odermatt. Nella seconda manche, sotto la neve, amministra ma senza spigolare troppo. E la festa comincia. Il Carneval di Mat, tradizione di Bormio dal XV secolo, non sarà famoso come quello di Rio ma il divertimento è assicurato.
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