La corsa per decretare il prossimo presidente in Moldavia si decide sul filo del voto, in un ballottaggio testa a testa che sarà la chiave per confermare o meno il destino europeo del Paese mentre si moltiplicano le accuse di ingerenze di Mosca.
La presidente uscente pro-Ue Maia Sandu è in testa con il 93% dei voti conteggiati.
Una vittoria di Stoianoglo metterebbe in dubbio il percorso di Chisinau verso l’Ue auspicato dall’esecutivo uscente, rischiando di riportare l’ex repubblica sovietica nell’orbita della Russia. E andrebbe in controtendenza rispetto al “sì” dato dagli elettori – seppur di misura – al referendum sull’adesione all’Unione europea di due settimane fa. Senza azzardare previsioni numeriche, questa volta tutti gli analisti avevano previsto uno scontro serrato – come sembra essersi rivelato – tra i timori di un’ingerenza russa nonostante le ferme smentite del Cremlino. Al primo turno dello scorso 20 ottobre, Sandu aveva ottenuto il 42,5% dei voti, ben avanti rispetto al suo rivale di 57 anni, che aveva raccolto quasi il 26%. Ma il contendente filorusso sperava di incassare il sostegno di diversi piccoli candidati usciti di scena per il secondo turno, cosa che sembra essersi verificata. In queste due settimane, il campo presidenziale ha intensificato la sua campagna sui social e nei villaggi per cercare di contrastare la massiccia compravendita di voti che, secondo le autorità, ha inquinato i risultati del referendum vinto per un soffio dai sostenitori del ‘sì’ all’Ue, con il 50,46%. Prima del voto, la polizia ha denunciato significative operazioni di disinformazione attraverso l’invio di false email e minacce di morte: “Un attacco virulento” volto, secondo il premier Dorin Recean, a “seminare panico e paura”. Nonostante questo la partecipazione al voto è stata maggiore rispetto al primo turno, sia in Moldavia che all’estero.
Le forze dell’ordine hanno aperto un’inchiesta sulla presunta organizzazione da parte della Russia di “trasporti organizzati” con voli e bus per spingere i moldavi residenti sul suo territorio a votare in Bielorussia, Azerbaigian e Turchia. Dopo aver votato, Sandu ha invitato alla mobilitazione “contro i truffatori”, riponendo la sua “fiducia” nei suoi concittadini “che hanno sempre fatto progredire il Paese e lo hanno protetto dal male”. Dall’altra parte, Stoianoglo ha promesso di essere “il presidente di tutti”, negando “di avere rapporti con il Cremlino” e qualsiasi coinvolgimento “in brogli elettorali”. Senza tuttavia disdegnare l’uso di qualche termine russo da mescolare alla lingua ufficiale romena nei suoi discorsi. Il conteggio serrato all’ultimo voto ha evidenziato chiaramente l’estrema polarizzazione politica del Paese: da una parte, una capitale prevalentemente favorevole all’integrazione nell’Ue così come la diaspora. Dall’altra, le aree rurali e due regioni, la provincia separatista della Transnistria e la Gagauzia autonoma, fortemente orientate verso la Russia. L’ago della bilancia è ora affidato ai moldavi all’estero.
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