La fiesta mundial inizia nel migliore dei modi per i padroni di casa del Messico. La nazionale del decano della panchina Javier Aguirre – alla sua terza Coppa del Mondo alla guida della ‘Tri’, dopo 2002 e 2010 – supera il Sudafrica nella partita inaugurale del torneo, convincendo anche più di quanto non dica il 2-0 finale.
A trascinarla è Julian Quinones, reduce da una stagione conclusa come capocannoniere del campionato saudita con 33 reti: suo il primo gol della competizione, suo un palo, suoi i pericoli maggiori creati alla difesa avversaria. Di Raul Jimenez il raddoppio, con gli ospiti già in 10, in un match che si chiude con 3 espulsi totali – record per una partita d’esordio. Alla sportivamente vertiginosa altitudine dell’Azteca – 2.220 metri, anche se lo stadio sprofonda di 1,5 cm al mese – prende finalmente il via la 23esima edizione dei Mondiali: sull’unico prato che ne ha ospitate tre, apre le danze il gruppo rock messicano dei Manà, con lo stadio che canta all’unisono, poi è il turno di Shakira e Burna Boy con l’inno del torneo, mentre a centrocampo svetta un’enorme Coppa del mondo di carta. Dopo una pausa, infine, è il turno dei protagonisti. Per il riscaldamento il Sudafrica entra in campo cantando e ballando, all’unisono, mentre tra i padroni di casa un saluto particolarmente caloroso lo riceve Guillermo Ochoa, al suo sesto mondiale, che però resta in panchina. Aguirre infatti sceglie Rangel tra i pali, e schiera poi un 4-3-3 senza il ‘Bebote’ Gimenez davanti, a cui viene preferito il quasi omonimo Jimenez del Fulham; dall’altra parte Broos sta attento a coprirsi, presentandosi con un 5-3-2 molto cauto. Per gli inni nazionali si cambia: tutti e 26 i calciatori delle due squadre, titolari e panchinari, assieme attorno al cerchio di centrocampo, un’idea che Infantino ha raccontato essere nata “da una conversazione con Alessandro Del Piero”. Cominciano meglio i padroni di casa, con Raul Jimenez che al 4′ con un forte mancino al volo impegna Williams a deviare in angolo.
È solo questione di tempo, però, perché cinque minuti dopo la ‘Tri’ va avanti: il Sudafrica si scioglie palleggiando nella propria trequarti, Quinones ruba palla dopo un controllo sbagliato di Sithole e la imbuca rapido sotto le gambe del portiere. Ancora il capocannoniere del campionato saudita si rende pericoloso dalla distanza e in generale, mentre la partita perde un po’ di ritmo, è il Messico a controllare con qualche sporadica avventura offensiva degli ospiti, mai però troppo pericolosi. Al 42′ doppia occasione per la Tri: prima Williams smanaccia su un cross filtrante sfiorato da Jimenez, poi il palo lo salva su un colpo da biliardo del solito Quinones. Prima dell’intervallo, Gutierrez sciupa un’altra occasione per il raddoppio. Nella ripresa pronti via e ancora il Sudafrica rischia di combinare un patatrac sbagliando col portiere in costruzione dal basso, ma Fidalgo ancora non punge. Tre minuti dopo, però, gli ospiti restano in dieci: Sithole tampona al limite dell’area un Gutierrez lanciato verso la porta e l’arbitro brasiliano Sampaio non ha dubbi. Il Messico fatica a trovare varchi, ma dopo i primi cambi finalmente affonda. Alvarado dalla destra crossa sul secondo palo, dove un solissimo Raul Jimenez incorna indisturbato alle spalle di Williams. L’Azteca canta ‘Cielido lindo’, i decibel sono altissimi, e in quest’atmosfera il Sudafrica non ha speranza.
Il subentrato Zwane si innervosisce, e nel finale una sua manata ad Alvarado cercando di liberarsi dalla marcatura viene rivista al Var: con un goffissimo annuncio in inglese, tra balbettii e silenzi comici, Sampaio gli notifica il cartellino rosso. Il Messico gestisce, ma nel recupero una ripartenza avversaria costringe Montes a un altro fallo da ultimo uomo che porta alla terza espulsione rosso del match, il primo per i padroni di casa. Il Messico, comunque, fa suoi tre punti importantissimi per partire col piede giusto e garantirsi un approccio più sereno alle prossime due partite nel girone A contro Corea e Cechia.
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