Spagna – Argentina 0-0 in campo per la finale dei campionati del mondo di calcio
Confermato per la Spagna del ct de la Fuente l’undici titolare della semifinale con la Francia, mentre nell’Argentina il ct Scaloni cambia a centrocampo rispetto all’Inghilterra: fuori Paredes e Simeone, dentro Nico Gonzalez e De Paul. Davanti, invece, ancora Alvarez a fianco di Messi, con Lautaro che parte dalla panchina.
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Per una domenica, la Grande Mela parlerà spagnolo di fronte al presidente Trump. Più che New York sarà ‘Nueva Yol’, come nella hit da oltre un miliardo di ascolti di Bad Bunny che in queste sere risuona a San Siro, come nel post di Lamine Yamal che dopo la semifinale ha potuto nominare, finalmente, la meta del suo Mondiale. ‘Si te quieres divertir’, se vuoi divertirti, canta il portoricano riprendendo una vecchia salsa del suo paese, serve vivere un’estate ‘en Nueva Yol’.
In questo caso, però, basta un pomeriggio, il tempo di novanta minuti o forse poco più, per un ‘baile inolvidable’: una danza che non si può certo scordare, che sia l’ultimo tango del Diez o la prima sardana – tutti insieme per mano, in cerchio – del giovane 19 e di una Spagna molto catalana che finora, con la forza del gruppo, ha saputo tenere nella manica il suo asso.
A conclusione della Coppa del mondo più controversa di sempre tra visti negati, prezzi folli e ingerenze, sul prato del MetLife Stadium andrà in scena una finale inedita, la seconda tutta ispanofona della storia dopo la prima in assoluto, tra Uruguay e Argentina, del 1930. L’Albiceleste è ancora lì, al suo terzo atto conclusivo nelle ultime quattro edizioni, in una sfida che mette di fronte le due squadre più vincenti degli ultimi anni: bicampioni d’America e campioni mondiali uscenti i ‘pibes’ del ct Lionel Scaloni, campioni d’Europa nel 2024 i ragazzi della Roja.
“Una finale che è un regalo degli dei del calcio”, ha detto il presidente della Fifa Gianni Infantino – a dire il vero ossequioso nei loro confronti a targhe alterne – per la “presenza di Lionel Messi e di Lamine Yamal e di tanti altri giocatori eccezionali”. E se di quei due si è già detto tutto, in questi giorni, forse si è parlato meno di chi sta loro attorno. Nella Spagna, di un Rodri magistrale che – come rimarca l’ex ct del Bosque, campione nel 2010, sulle colonne del Pais – “padroneggia tutti gli aspetti del gioco” e dirige l’orchestra che gli ha affidato de la Fuente, del lavoro costante di sponde e movimenti davanti di Dani Olmo e di un Oyarzabal freddo anche davanti alla porta, di una difesa ermetica che ha tenuto a secco persino la Francia.
Nell’Argentina, invece, dei vari interpreti che sono saliti di livello nei momenti decisivi del torneo, condividendo di volta in volta il peso della rincorsa alla ‘cuarta estrella’ col loro idolo e capitano: Mac Allister ed Enzo Fernandez, il ‘Cuti’ Romero di testa, Julian Alvarez con classe, Lautaro Martinez con le scelte e i posizionamenti giusti quando doveva farsi trovare pronto. Nell’insieme, però, sono le due squadre che più di tutte hanno dimostrato di essere squadre fino in fondo, nel tremendismo delle rimonte all’ultimo respiro di un’Albiceleste operaia – elemento di unione del gruppo secondo il ‘Dibu’ Martinez – e nell’armonia controllata degli ingranaggi iberici.
E parlando di musica, la sfida calcistica non sarà l’unico inedito del pomeriggio newyorchese: per la prima volta – con un’accoglienza tutt’altro che entusiasta degli amanti del pallone in giro per il mondo – il football che negli Usa è soccer pagherà dazio al football americano, con un Halftime Show che vedrà cantare Madonna, Shakira, Justin Bieber e i BTS. Lo spettacolo promette di essere frenetico: la Fifa, dopo che si era sparsa la voce di una durata di mezz’ora, si è affrettata a dire che saranno solo 17 minuti di orologio, con un allungamento minimo del regolare intervallo tra primo e secondo tempo.
Tutta da vedere la risposta dei tifosi, così come la loro reazione alle presenze sugli spalti. Ci sarà, anche a consegnare la coppa ai campioni, Donald Trump, a cui un mese fa fu riservata una valanga di fischi al Madison Square Garden, quando si presentò in gara-3 delle finali Nba. E pure l’amico Gianni Infantino, nelle ultime uscite mondiali, non ha ricevuto un trattamento granché diverso, specialmente dopo il caso Balogun. Vicino a loro, in tribuna d’onore, siederanno il re spagnolo Felipe VI e il premier Pedro Sanchez, non esattamente nelle grazie della Casa Bianca. Resterà sul divano di casa a Buenos Aires, invece, il presidente Javier Milei. Ragioni scaramantiche, ha detto, e trattandosi di ‘fútbol’ e di Argentina – tutto sommato – gli si può anche credere.
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