Dopo il caso di Martina Oppelli, un’altra persona, Lucia, ha scelto il faticoso e doloroso viaggio verso la Svizzera per porre fine alle sofferenze causate da una malattia degenerativa. Anche Lucia, come era accaduto per Martina, non aveva ottenuto dalle autorità sanitarie del Friuli Venezia Giulia l’accesso al suicidio medicalmente assistito.
E ora, come era accaduto in precedenza, Marco Cappato e altri dell’associazione Luca Coscioni e dei Disobbedienti civili, si autodenunceranno, ancora una volta, alla Questura di Trieste. Lucia è morta oggi, era affetta da una patologia neurodegenerativa che, secondo la Luca Coscioni, la poneva “nelle condizioni per poter ottenere in Italia il suicidio medicalmente assistito”: una degenerazione cortico-basale, rara malattia neurodegenerativa progressiva, incurabile, che determina un precoce decadimento di alcune aree dell’ encefalo che le causavano gravi limitazioni motorie, dolori diffusi e spasmi. Lucia non poteva più svolgere alcun tipo di attività senza l’assistenza continuativa dei caregiver e assumeva una corposa terapia farmacologica. “Potevano farmelo fare in ospedale invece di farmi fare tutta questa strada” ha detto la donna prima di raggiungere la Svizzera in auto, accompagnata dalla musica di Eros Ramazzotti Con lei, per l’ultimo viaggio, c’erano gli attivisti di Soccorso Civile, l’associazione per le disobbedienze civili sul fine vita di cui è responsabile legale Marco Cappato, che assiste le persone in determinate condizioni che hanno deciso di porre fine alle proprie sofferenze all’estero.
Alla conferenza stampa interverranno Matteo D’Angelo e Antonella Lauvergnac di Soccorso civile e Marco Cappato e Filomena Gallo, rispettivamente Tesoriere e Segretaria Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni. La vicenda di Lucia somiglia a quella di Martina: aveva avviato il percorso per accedere al suicidio in Svizzera e in Italia e ad agosto 2025 aveva chiesto la verifica delle condizioni per accedere legalmente alla morte volontaria assistita in Italia, sulla base della sentenza “Cappato-Antoniani” 242/2019 della Corte costituzionale. “Dopo una celere attivazione da parte di Asugi con le visite della commissione medica, a novembre era stato però espresso il diniego”: Lucia non sarebbe stata, per Asugi, “dipendente da trattamenti di sostegno vitale, nonostante la documentazione medica attestasse il contrario”, riporta la nota. A marzo 2026, assistita dal team legale dell’ Associazione Luca Coscioni, coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, Lucia aveva presentato una diffida ad adempiere ad ASUGI chiedendo di rivalutare le sue condizioni e interpretare il trattamento di sostegno vitale ma, nonostante le nuove visite domiciliari effettuate dall’azienda sanitaria, Lucia, dopo 10 mesi dalla sua prima richiesta, non ha più ricevuto alcuna comunicazione, dicono alla Coscioni: “Né la nuova relazione medica né il nuovo parere del comitato etico”. “Oltre alla sofferenza inflitta dalla malattia, Lucia ha dovuto subire una violenza inflitta dallo Stato italiano. Chiediamo che sia fatta giustizia”, hanno dichiarato Marco Cappato, e Filomena Gallo.
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