Morte avvelenate, presto potrebbero arrivare nuovi esami sul sangue – Notizie – Ansa.it

Morte avvelenate, presto potrebbero arrivare nuovi esami sul sangue – Notizie – Ansa.it


È passato un mese da quando la parola ricina, fino ad allora sconosciuta ai più, è diventata una delle più ricercate sulla rete. Il caso delle due donne, madre e figlia, morte avvelenate in Molise, a Pietracatella, sconvolge e al tempo stesso fa parlare tutta l’Italia. In questo mese, da quando è stata aperta l’inchiesta che ipotizza il duplice omicidio premeditato della quindicenne Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi, le indagini non si sono mai fermate e, anzi, hanno subito un’accelerazione negli ultimi giorni, da quando una relazione del Maugeri di Pavia ha confermato la presenza del veleno nel sangue delle vittime. E non è escluso che i magistrati possano chiedere un nuovo accertamento sui campioni del sangue prelevato sulle persone coinvolte nel caso.

Intanto da Bari, dove oggi si sono svolti gli esami dei vetrini istologici con i prelievi effettuati durante le autopsie sulle vittime, arriva l’ennesima conferma della compatibilità con la ricina. Sul fronte investigativo sono arrivati a quasi un centinaio le persone sentite in Questura a Campobasso, in particolare persone legate alla famiglia e conoscenti. Si indaga in particolare su eventuali relazioni sentimentali passate, ma anche su possibili tensioni tra una delle due vittime e qualche parente.

E poi accertamenti anche sul ‘mondo’ di Alice, la 18enne sorella e figlia delle due donne decedute alla quale è stato sequestrato lo smartphone, ora oggetto di accertamenti. Si attendono anche i nuovi interrogatori della stessa Alice e di suo padre Gianni, entrambi potrebbero essere riconvocati nelle prossime ore, mentre appare sempre più fondamentale per le indagini il nuovo sopralluogo nella casa sotto sequestro, stavolta con una ricerca precisa, quella di tracce della ricina. Intanto, oggi l’attenzione si è spostata anche su Bari.

Al Policlinico la dottoressa Benedetta Pia De Luca, il medico che ha effettuato le autopsie, ha convocato gli avvocati e i consulenti di indagati e parti offese per visionare al microscopio i frammenti prelevati sugli organi delle due donne durante gli esami autoptici. Su fegato e pancreas – ha detto – “ci sono delle alterazioni compatibili con l’intossicazione acuta, però non ci sono dei segni specifici per una sostanza o per un’altra. Soltanto l’insieme dei risultati tossicologici, istologici e dell’autopsia ci consentirà di capire la causa del decesso”.

“Dai vetrini – ha riferito all’uscita uno dei consulenti dei medici indagati, Pietrantonio Ricci – non sono emersi elementi che contrastano con l’ipotesi principale di cui adesso si parla”. Ricci ha anche evidenziato che queste prime risultante ridimensionano molto il ruolo dei medici indagati. Nei loro confronti era stato ipotizzato in un primo momento il reato di omicidio colposo per la gestione delle due donne in occasione dei primi accessi al Pronto Soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, ma ora che è saltata fuori la pista della ricina i loro avvocati si apprestano a chiedere un’archiviazione.

La dottoressa De Luca ora dovrà valutare se l’esito delle autopsie, che consegnerà entro fine maggio dopo aver chiesto una nuova proroga, sia compatibile con la ricina. Sarà anche quello un momento cruciale per l’inchiesta insieme a tutti gli altri accertamenti, anche tecnici, che la polizia sta ancora svolgendo parallelamente ai tanti interrogatori. Oggi però è stato anche il giorno del ‘giallo’ nel ‘giallo’, quello sul viaggio, ieri, della procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, e di alcuni investigatori della Polizia fino a Pavia.

Fonti investigative qualificate in giornata avevano riferito che tra i motivi dell’incontro al Centro antiveleni c’era anche il conferimento di un nuovo incarico della procura molisana agli esperti lombardi, ma poi il direttore, Carlo Locatelli, ha fatto sapere di non aver ricevuto ulteriori incarichi.

   

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