L’ipotesi degli investigatori sembra essere quella di omicidi in serie, commessi somministrando qualcosa di letale alle vittime, tutte anziane e con gravi patologie. Almeno cinque persone morte nel giro di pochi mesi, durante o poco dopo il trasporto in ambulanza, più altri casi su cui svolgere accertamenti.
Decessi che inizialmente non avevano destato particolari sospetti, finché non è apparso un elemento che li accomunava: la presenza dello stesso operatore, un 27enne dipendente della Croce Rossa di Forlimpopoli, Bertinoro (Forlì-Cesena), autista dei mezzi di soccorso. Il giovane, nel frattempo sospeso dall’associazione, è indagato dalla Procura di Forlì per omicidio volontario continuato, aggravato dalla premeditazione e commesso col mezzo di sostanze venefiche o altro mezzo insidioso.
Sulla vicenda la Procura, guidata dal procuratore Enrico Cieri, mantiene stretto riserbo così come i carabinieri del nucleo operativo e del Nas, che si occupano degli accertamenti. Il 27enne, al momento a piede libero, respinge ogni addebito. I decessi, da febbraio a novembre 2025, sono avvenuti nel corso o dopo il trasferimento dei pazienti, da case di cura dove erano ospitati agli ospedali del territorio. Per una donna di 85 anni, a quanto pare l’ultima morte, è stata svolta l’autopsia di cui si attendono gli esiti. Anche su altri casi sospetti sarebbero in corso verifiche. “Abbiamo saputo dai nostri avvocati, perché in questo momento non siamo a Forlì, di questa indagine che riguarda la morte di nostra madre. Siamo sconvolti”, ha detto Vittorio, figlio dell’85enne morta lo scorso novembre.
“E’ una cosa enorme da accettare. Abbiamo piena fiducia nella Procura di Forlì e nel lavoro che sta facendo, noi ci saremo fino in fondo per capire davvero cosa è successo e perché. Vogliamo solo la verità”, ha aggiunto il figlio della presunta vittima, assistito dagli avvocati Max Starni e Massimo Mambelli. Secondo quanto filtra da ambienti investigativi si cercano conferme che la causa possa essere un’embolia. A bordo dei mezzi sono state installate telecamere che potrebbero aver ripreso la dinamica dei fatti, dopo le prime segnalazioni agli inquirenti, a quanto pare da parte di colleghi dell’indagato, che risiede nella provincia forlivese.
I parenti dell’85enne “si accorgono che vi è un’autopsia giudiziaria perché il corpo non era stato messo a disposizione immediatamente e dovevano essere svolti questi accertamenti – hanno spiegato gli avvocati Max Starni e Massimo Mambelli – quindi comprendono che non era un riscontro di diagnostico, ma un’autopsia giudiziaria, che è una cosa diversa rispetto a una mera verifica interna delle cause di una morte. Se ci saranno nuovi accertamenti di natura irripetibile di qualsiasi tipo noi parteciperemo insieme ai nostri consulenti. Siamo in una fase di sviluppo delle indagini, che anche per noi è un mondo ancora da scoprire”.
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