Per chiarire le circostanze e le cause della morte di Abderahhim Fakir, avvenuta ieri in via Svevo a Bologna durante un intervento della polizia, la procura guidata da Paolo Guido ha iscritto un procedimento nell’apposito registro ‘modello’ 45 bis, “nei confronti di quanti hanno preso parte alle diverse fasi del prolungato intervento”.
Si tratta, in particolare, di quattro operatori dell’ambulanza e dei due poliziotti intervenuti, del commissariato Bolognina Pontevecchio. Si procede per il reato di omicidio colposo, anche in vista degli accertamenti che saranno disposti. Non sono invece iscritti altri cittadini che si vedono nella scena, nel filmato girato da un residente.
Non ci sono indagati, dunque, ma si tratta dell’applicazione della nuova norma sul registro, separato, destinato alle annotazioni preliminari, dove vengono iscritti i nomi di soggetti cui viene attribuito un fatto di reato commesso in presenza di una causa di giustificazione. Sarebbe la prima volta.
Video Video choc a Bologna, un uomo muore durante un intervento della polizia
La polizia al 118 ha segnalato una ‘crisi psichiatrica’
Quando hanno chiesto aiuto al 118, i poliziotti intervenuti ieri a Bologna in via Svevo avrebbero segnalato un uomo alle prese con una crisi psichiatrica. Risulta dai primi accertamenti svolti dalla procura di Bologna, che segue le indagini della squadra mobile con il procuratore Paolo Guido e il pm Domenico Ambrosino. Poco prima i poliziotti erano stati chiamati da residenti, per la segnalazione di un uomo, appunto Fakir Abderrahim, in escandescenza, che se la sarebbe presa con il conducente di un’auto che stava entrando in un garage vicino al luogo dove poi il 42enne marocchino è morto.
I pm: ‘I fatti sono più estesi rispetto al video diffuso in rete’.
Gli accertamenti che la procura di Bologna ha avviato sulla morte di Fakir “terranno conto dell’intero sviluppo dei fatti (di più ampia estensione temporale rispetto al video sino ad ora diffuso in rete, pure acquisito da quest’ufficio) e dell’intervento degli operatori sia delle forze dell’ordine sia del personale sanitario”. Nel contesto dell’iscrizione nel registro per le annotazioni preliminari, previsto dalle nuove norme del decreto sicurezza, “saranno svolte tutte le necessarie indagini con le dovute garanzie di legge, a partire dagli accertamenti di natura medico-legale, allo scopo di pervenire in tempi rapidi (e previsti dalla normativa di recente entrata in vigore) alla completa ed esaustiva ricostruzione dei fatti”.
La Croce rossa: ‘Feriti dagli attacchi, soccorriamo tutti’
“Scatenato dai social, c’è un attacco verso un’istituzione che per suo principio soccorre indiscriminatamente tutti i cittadini. Questo ci ferisce e ferisce i soccorritori, che oggi vengono additati a persone che non hanno fatto il loro dovere”. Lo dice all’ANSA la Croce Rossa di Bologna. I quattro soccorritori, nel caso di Fakir Abderrahim, “erano lì, in attesa di poter intervenire. Non è pensabile che potessero farlo su un soggetto che in quel momento era sotto le mani delle forze dell’ordine. Quando ci è stato concesso farlo, siamo intervenuti”, aggiunge la Croce Rossa.
Per l’autopsia un pool di medici legali
Sarà una consulenza tecnica collegiale, affidata ad un pool di specialisti, l’autopsia per chiarire cause e tempi della morte di Abderrahim. L’incarico sarà affidato dal procuratore Paolo Guido e dal pm Domenico Ambrosino nelle prossime ore. Da un primo esame, il marocchino aveva delle ferite sul capo e al volto e ne andranno accertate le cause. Per ricostruire la scena i magistrati hanno già acquisito il video girato da un residente e circolato sul web e i filmati delle bodycam in dotazione ai due agenti di polizia. I due poliziotti hanno usato lo spray al peperoncino e poi hanno contenuto l’uomo, bloccandolo.
L’avvocata Fakir: ‘Era un lavoratore, aveva paura di essere espulso’
“Era una persona estremamente gentile, educata, rispettosa. Un lavoratore che si preoccupava della sua azienda e dei suoi dipendenti. È l’ultimo dei miei assistiti per cui avrei immaginato una fine del genere”. Così l’avvocata Barbara Spinelli, che assisteva Abderrahim Fakir in un procedimento per la riconferma del permesso di soggiorno, ricorda il 42enne morto durante un intervento di polizia al Pilastro. La legale racconta di aver conosciuto Fakir alla fine dello scorso anno.
“Lui era già perfettamente in regola, si trattava semplicemente della riconferma del permesso di soggiorno. Viveva regolarmente in Italia fin da bambino”, sottolinea. Spinelli descrive Fakir come “una di quelle persone oggi sempre più rare”. “Pur avendo il mio numero personale per le emergenze non ha mai fatto pressioni, né chiamato fuori orario. Quando mi chiedeva di sollecitare il procedimento lo faceva sempre con grande educazione, spiegando le sue ragioni, ringraziando. Modi che oggi sono quasi desueti”. Secondo la legale, il 42enne era “un uomo dal cuore buono”, con un forte senso di responsabilità.
“Aveva un’attività lavorativa, dei dipendenti e parlava come il buon padre di famiglia, anche se non aveva figli. Era preoccupato per il futuro della sua azienda e per le persone che lavoravano con lui”. Negli ultimi mesi, aggiunge, Fakir aveva manifestato timori legati all’entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulla migrazione. “Aveva una paura immotivata di essere mandato via dall’Italia. Io cercavo di rassicurarlo: gli dicevo che era l’ultima persona che avrebbe dovuto avere paura, perché aveva tutti i documenti in regola”.
Manifestazione alle 19, poi sciopero all’interporto
Manifestazione stasera alle 19 in piazza Nettuno a Bologna per chiedere ‘la verità’ sulla morte di Fakir. L’iniziativa è del sindaco Lepore che per primo ha chiesto che sia fatta piena luce sulla vicenda che ha portato alla morte del 42enne.
Il Si Cobas ha invece proclamato uno stato di agitazione per la provincia e annuncia che “alle ore 22, bloccheremo con uno sciopero tutte le aziende dell’Interporto di Bologna”. “Un altro proletario e fratello ucciso! Un altro assassinio di Stato! In questi giorni, giorni in cui si ricorda Carlo Giuliani, un altro compagno morto per mano della violenza assassina repressiva padronale e statale durante le giornate di lotta di Genova 2001”, prosegue il Cobas.
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