A Venezia sono andati in scena il glamour e l’impegno con la coppia, in scena e nella vita, Javier Bardem e Penélope Cruz che tornano a recitare insieme nel film Il Bunker di Florian Zeller (The Father), thriller psicologico presentato in concorso alla Mostra internazionale del cinema. I due attori interpretano un marito e una moglie entrati in crisi, da quando lui, architetto alla moda, ha accettato di realizzare per un potente magnate della tecnologia un bunker faraonico. La moglie, che condivide con il marito le idee progressiste, davanti a quel sì del marito, mette in discussione tutte le sue certezze.
Mostra del Cinema di Venezia, Cruz-Bardem nel bunker nella giornata del confronto di coppia
Cruz e Bardem hanno spiegato che, per quanto tra loro le liti possano avvenire come in tutte le coppie, non avvengono mai sul set: “Deve così esserci un equilibrio tra lavoro e vita privata. Ovviamente, prepariamo il film insieme e questo entra inevitabilmente nel nostro dialogo quotidiano, però in genere non litighiamo. In questo caso, quando abbiamo incontrato per la prima volta Zeller, abbiamo subito capito che saremmo stati molto protetti, proprio perché ci invitava a non esporre nulla della nostra vita personale”. Bardem, da sempre in prima linea, come la moglie, in molte battaglie sociali, tra cui quella per la Palestina, si è soffermato anche su uno dei temi più attuali, i migranti: “Ci sono molti Paesi in Europa che stanno assumendo posizioni più radicali nei confronti dell’immigrazione, ma innanzitutto c’è una ragione politica, geopolitica, sociale e climatica a cui dobbiamo prestare attenzione, altrimenti ci sarà sempre più immigrazione, perché le persone scappano dalle guerre, dalla miseria e da luoghi impossibili in cui vivere a 50 gradi Celsius”.
Mostra del Cinema di Venezia, Cruz-Bardem nel bunker nella giornata del confronto di coppia
Torna in gara alla Mostra anche Casey Affleck, con Company, film di vampiri che affronta temi come il lutto, la grazia, il silenzioso potere della connessione umana. Nel cast lo straordinario Nick Nolte, insieme a Adelaide Clemens, Ben Mendelsohn, Scoot McNairy, Emily Alyn Lind. La storia prende il via in una notte d’inverno del 1975, quando una misteriosa donna di nome Evelyn si presenta non invitata a una festa e racconta la storia di Tom, anziano solitario che nel 1953 trae in salvo un’attrice rimasta bloccata durante una bufera di neve in Colorado. “Al centro di Company c’è un dilemma morale – ha detto Affleck -. Si parla di vampiri che, come si sa, non muoiono mai, proprio come i film che vivono per sempre. A volte quelli non riusciti, vorresti farli sparire, ma loro continuano a ritornare”.
Fuori concorso è arrivato uno dei documentari più attesi di quest’edizione, Musk del premio Oscar Alex Gibney, un percorso di tre ore che ricostruisce la vita, la carriera, la personalità e gli obiettivi del tycoon. Elon Musk “è estremamente pericoloso per le democrazie nel mondo“, ha sottolineato il regista. Il suo sostegno alle destre, dalla Germania alla Turchia, dalla Gran Bretagna al Brasile, “è legato alla sua ideologia, ma anche a motivi economici. Molti di questi governi di destra tendono ad essere più malleabili. È più facile ottenere i risultati desiderati da amministrazioni totalmente corrotte e venali”.
Sotto i riflettori al Lido anche Luca Guadagnino, che ha ricevuto alla Mostra il Cartier Glory to the Filmmaker Award: “Lo dedico a tutti i cineasti e a tutti i giovani critici che sono in sala, perché voi siete le colonne su cui noi ci appoggiamo” ha detto il cineasta. La premiazione ha preceduto il debutto della prima parte di ‘Joie de vivre. Appunti, pensieri, parole, riflessioni, volti, visioni su Bernardo Bertolucci e la cinefilia del ventesimo secolo che non esiste più’, il documentario lungo in totale sette ore (la prima parte di tre, la seconda, di quattro, sarà proiettata il 9 settembre) dedicato da Guadagnino al maestro del cinema scomparso nel 2018. “È un film che ho fatto letteralmente per amore di Bernardo Bertolucci, per amore di ciò che lui mi ha insegnato” ha sottolineato.
A Orizzonti infine ha esordito in concorso l’opera prima di Anna Foglietta, Una Storia, con Alba Rohrwacher e Guido Caprino. Immersione nella vita di un’altra coppia in crisi, stavolta nella provincia italiana. Un momento di frattura che appare quando la figlia Irene lascia casa per andare a studiare in un’altra città. Foglietta ha spiegato di aver voluto raccontare “il bisogno, da parte di due persone, di guardare il proprio nucleo come ultimo baluardo di speranza per definirsi davvero vivi” in un momento storico, nel quale “ci tolgono il diritto al sogno e così ci sottraggono la nostra dignità di agenti pensanti, critici, politici”.
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