Muti: ‘I governi hanno fatto schifo su Villa Verdi, ora si diano una mossa’ – Musica – Ansa.it


“Non è un concerto”, ripete Riccardo Muti dopo le prove nel piccolo teatro gioiello di Busseto. “Notturno” a Villa Verdi è definito dal direttore d’orchestra un incontro, una riunione tra musicisti “in un certo senso privata”. Ma il senso, l’aspirazione, l’obiettivo, della serata organizzata nel giardino della casa di Villanova di Sant’Agata è lanciare un messaggio pubblico, anzi universale, attraverso le note, per accelerare il recupero della dimora degradata del grande compositore nato a Le Roncole, provincia di Parma al confine con quella piacentina. “Verdi è il Michelangelo della musica. Vogliamo mettere l’accento sul fatto che questo luogo, la sua casa, è un luogo sacro non solo per gli italiani, ma per il mondo e tutto il mondo ci guarda. Questa casa venga restituita ai suoi splendori, sia un museo, un tempio, dove tutto il mondo può venire in pellegrinaggio”, dice ancora Muti.

Per la serata-evento a inviti, sono attesi, tra gli altri, tre ministri: Alessandro Giuli (Cultura), Gianmarco Mazzi (Turismo) e Tommaso Foti (Affari Europei). E il richiamo è anche politico: “Saremo un gruppo di musicisti che si siede davanti alla villa di Verdi e dice al mondo, e soprattutto al nostro: ‘Vi date una mossa, volete svegliarvi?”. Perché fin qui, “che sia il governo di destra, di centro e di sinistra, hanno fatto schifo, c’è stato un abbandono”, aggiunge il direttore. E ora che la Villa è dello Stato “si faccia presto a togliere l’imbarazzo di fronte al mondo”, avverte il maestro. Che ricorda di essere stato allievo di Antonino Votto, a sua volta erede di Arturo Toscanini che Verdi incontrò e di cui è considerato uno dei maggiori interpreti storici.

Quasi una discendenza diretta dal Cigno di Busseto. “Tutto il mondo si ciba della musica di Verdi. ‘Diede una voce alle speranze e ai lutti, pianse ed amò per tutti’, come scrisse D’Annnunzio”, ricorda. E allora, “facciamo un appello attraverso le note”, facendo risuonare un luogo che “non appartiene più a Busseto, all’Italia o all’Europa, ma al mondo”. Alla villa, a pochi chilometri dal teatro e dalla casa natale, in questi giorni hanno lavorato i giardinieri per ripulire l’area tra il cancello e la facciata. Non è previsto un palco, né un allestimento. Muti siederà ad un pianoforte Fazioli, l’esecuzione sarà in acustico. È il luogo che ospita la musica, non la musica che mette in scena il luogo. Il programma è interamente verdiano — Nabucco, Rigoletto, Il trovatore, Macbeth, Falstaff — affidato alle voci di Damiana Mizzi, Mara Gaudenzi, Giovanni Sala, Luca Salsi e Michele Pertusi, con il flauto di Bianca Fiorito. Si chiude con il Notturno a tre voci con flauto e pianoforte, pagina che pochi conoscono e che dà il nome alla serata. Nessun intervallo: un’ora sola, senza interruzioni, e l’annuncio di una sorpresa finale. La ragione sta oltre il programma. L’invito è ad ascoltare, in quel cortile, ciò che rischia di restare inascoltato. Ancora Muti: “Il mio Verdi, il nostro Verdi ci guarda, ci starà dicendo ‘Allora ho ragione io, che tutto nel mondo è burla?'”. 

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