Rischio di rincari per il gasolio da domani, domenica, dopo che è scaduto e non è stato rinnovato il taglio delle accise per 4,9 centesimi al litro (Iva compresa) deciso con il decreto Mef-Mase del 28 ottobre scorso il quale prevedeva “una riduzione di 632,90 euro per mille litri” fino al 7 novembre. In Gazzetta ufficiale, non compare alcuna indicazione su una proroga. Ma Adusbef osserva che “l’andamento delle quotazioni petrolifere degli ultimi giorni apre uno spiraglio alla possibilità di ulteriori cali alla pompa indipendentemente dallo sconto fiscale”.
A partire da domani le accise salgono, “compresa l’Iva, di 4,88 centesimi di euro al litro, pari ad una spesa aggiuntiva da 2,44 euro su un pieno da 50 litri, ma lo stop allo sconto arriva in un momento in cui le quotazioni petrolifere stanno registrando un deprezzamento” con il Brent “calato in pochi giorni del 16,2%, che apre le porte ad una possibile riduzione dei listini alla pompa”. In base alle ultime rilevazioni del Mimit il prezzo medio dei carburanti in modalità self-service lungo la rete stradale nazionale è nuovamente sceso sabato e ha raggiunto quota 2 euro per la benzina (2,001 euro e 2,224 euro per il gasolio.
“Grazie al price cap cui hanno aderito le principali compagnie, i prezzi self-service restano tuttavia sotto i 2 euro al litro per la benzina e i 2,20 euro per il gasolio in gran parte della rete stradale” sottolineava il ministero. E nessuna marcia indietro del governo sul Decreto Bollette bis, che vuole ridurre le tariffe elettriche mettendo un tetto al prezzo del gas. La misura andrà in Consiglio dei ministri lunedì, senza modifiche sostanziali. Il rinvio di giovedì scorso è stato dovuto a un problema formale di contabilità dello Stato. Il ministero dell’Economia ha avviato un confronto con l’Unione europea per chiarire la questione. Confcommercio calcola che il provvedimento potrà ridurre le bollette elettriche delle imprese fino al 10%, anche se la spesa nel terzo trimestre 2026 è aumentata per i bar del 133%, per gli alberghi del 68% e per le grandi superfici del 67%.
Ma il think tank sul clima Ecco fa conti diversi. A suo avviso, il risparmio sarà di appena 1,4 euro al mese. A far saltare giovedì l’approvazione in Cdm del nuovo testo del decreto Bollette sono stati i rilievi della Ragioneria dello Stato su di una norma secondaria: l’articolo 9, che prevede che i proventi della vendita nel 2026 del gas stoccato nel 2022, in occasione della crisi energetica, vengano usati da Arera (l’agenzia pubblica per l’energia) per ridurre nel 2027 le bollette del gas delle imprese energivore.
La Ragioneria ha obiettato che in questo modo si avrebbe una entrata per lo Stato nel 2026 e un’uscita nel 2027, con un disallineamento della finanza pubblica. Su questo aspetto, il governo ha fermato l’ok alla misura, che il ministro della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, aveva già illustrato in Cdm. Il Ministero dell’Economia ha avviato un confronto con l’Unione europea, sempre molto attenta sui conti italiani, per chiarire la questione e trovare una soluzione.
Comunque, si tratta di un problema tecnico di contabilità, non di coperture o di aiuti di stato. Sulla misura cardine del Decreto, cioè il tetto al prezzo del gas per la produzione elettrica, previsto all’articolo 6, non ci sono problemi. Il ‘tope’ sul modello iberico, già concordato con la Commissione europea, tornerà in Consiglio dei ministri senza modifiche, ha chiarito il ministero della Sicurezza energetica. Si parla di un tetto a 58,9 euro al megawattora, che andrebbe a far scendere il prezzo all’ingrosso dell’elettricità, in Italia legato a quello del gas, e quindi la tariffa finale in bolletta. La differenza fra il price cap e il prezzo di mercato del gas sarebbe rimborsato ai produttori con un onere posto sulle bollette elettriche dei consumatori, che comunque alla fine avrebbero un risparmio.
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