Il ministro degli Esteri albanese annuncia che Tirana non rinnoverà l’accordo con l’Italia sull’uso delle strutture di Gjadër e Shëngjin per il rimpatrio dei migranti. Scoppia il caso e dopo alcune ore il primo ministro albanese Edi Rama chiarisce: “il protocollo è destinato a durare fintanto che l’Italia lo vorrà”. L’incomprensione, almeno tale è per il premier albanese, ha scatenato dure critiche dell’opposizione, da M5s al Pd, ed è cominciata con le parole rilasciate in un’intervista da Ferit Hoxha, capo della diplomazia di Tirana: “L’accordo ha una durata di cinque anni e non sono sicuro che ci sarà un rinnovo”, spiega ricordando l’entrata del suo Paese nell’Unione Europea nei prossimi anni, perché “una volta che l’Albania farà parte dell’Ue (non prima del 2030), non sarà più considerata extraterritoriale”. Dunque partirebbero in quel caso i nuovi vincoli come tutti gli altri membri comunitari.
L’accordo con l’Italia è stato ratificato a inizio 2024 e per proseguire, nel 2029, servirà una proroga pochi mesi prima della scadenza. Partono le polemiche in Italia, ma a tentare di raffreddarle è il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che nelle stesse ore a Tirana ha incontrato l’omologo albanese Besfort Lamallari. “Sul Protocollo Italia-Albania la cooperazione tra i due Paesi prosegue”, fa sapere il Viminale dopo la visita del ministro, il quale conferma inoltre che l’Italia continuerà a sostenere attivamente l’Albania nel percorso di adesione alla Ue. A vedere direttamente Hoxha, nell’ambito di un bilaterale sui Balcani, è invece il titolare degli Esteri, Antonio Tajani, che in merito alle questione del rinnovo dell’accordo precisa: “non mi ha detto assolutamente nulla. Il 2030 è lontano, pensiamo a quello che dobbiamo fare adesso”. Ma per l’opposizione con quelle parole è stato “di fatto confermato e certificato il fallimento del protocollo”, sostiene il Movimento Cinque Stelle denunciando “uno spreco di quasi un miliardo per un progetto che è nato e continua a vivere in un fallimento perenne, con qualche decina di migranti portati lì dai Cpr italiani”.
Per il Pd si tratta di “un progetto nato male e andato peggio” mentre Avs chiede che la premier Giorgia Meloni “ora si scusi per l’arroganza con cui hanno imposto questa follia”. Anche la ong Sea Watch attacca: “Questa vicenda smaschera la fragilità di un sistema che fa leva su Stati politicamente più deboli, promettendo in cambio vantaggi come l’ingresso nell’Ue”. La replica alle accuse arriva dal capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami: “le opposizioni – dice – stanno montando le solite pretestuose polemiche. È risaputo che nel 2030 l’Albania entrerà nell’Unione europea e quindi quel Protocollo che l’Italia aveva firmato con un Paese Terzo potrà divenire un accordo tra due Paesi ma stavolta appartenenti all’Unione europea”. Sull’immediato futuro delle strutture a Gjadër e Shëngjin interviene invece il capo del Dipartimento per l’Immigrazione del Viminale, Rosanna Rabuano, in audizione alla commissione Schengen, la quale spiega che “il centro sarà ancora utilizzato come Cpr e dal 12 giugno, quando entrerà in vigore il nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo dell’Ue, potrà essere utilizzato per i centri di trattenimento per i richiedenti asilo”. La possibilità di mantenere l’accordo con l’Albania come Paese terzo vale però solo fin quando Tirana resterà ancora fuori dall’Unione. Intanto si attende, entro gli inizi di settembre, la pubblicazione della decisione della Corte di Giustizia Ue sul protocollo sulla validità del trattenimento dei migranti in centri in Albania.
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