(di Maria Emilia Bonaccorso)
Non solo smog: anche inquinamento acustico e luminoso, sostanze inquinanti, plastica e cambiamenti climatici fanno male al cuore e causano, tutti insieme, oltre 5,5 milioni degli oltre 20 milioni di decessi per malattie cardiache che si verificano ogni anno nel mondo. In questo scenario un nuovo documento di consenso dell’European Society of Cardiology (ESC), in via di pubblicazione su European Heart journal, aggiorna le linee guida europee del 2021, aggiungendo per la prima volta, allo smog, e ai fattori di rischio tradizionali, nuovi fattori di rischio ambientale come acceleratori silenziosi delle malattie cardiache, sulla base di un meccanismo d’azione comune di stress ossidativo, infiammazione, disfunzione endoteliale e alterazione dei ritmi circadiani. Il documento è stato presentato al seminario internazionale “Respirami” organizzato da Fondazione Menarini e Imperial College of London dove i massimi esperti a livello globale hanno fatto il punto sul tema del multi-inquinamento.
Non sono, infatti, soltanto cuore e polmoni a risentire dell’aria malsana, ma inquinanti e smog sono fattori che possono influenzare la capacità dell’organismo di regolare la glicemia. Si stima che il solo smog impatti per circa 8mila miliardi di dollari l’anno a livello mondiale per costi socio-sanitari diretti e indiretti. Inoltre, vi sono prove crescenti che l’inquinamento atmosferico è associato a un aumento dell’obesità e del diabete causando alterazioni del Dna di alcune cellule del tessuto adiposo “brucia-calorie”.
Lo smog agisce attraverso precisi meccanismi biologici: le particelle più piccole penetrano in profondità nei polmoni, entrano nel circolo sanguigno e provocano infiammazione sistemica, stress ossidativo e disfunzione dell’endotelio, il rivestimento interno dei vasi. Questo favorisce l’aterosclerosi e aumenta il rischio di eventi acuti – afferma Sergio Harari, co-presidente del congresso, della Unità Operativa di Pneumologia e di Medicina Interna dell’Ospedale San Giuseppe MultiMedica IRCSS e dell’Università di Milano -. Ma allo smog, in particolare nei contesti urbani, possono sommarsi l’inquinamento acustico e luminoso, sostanze inquinanti, microplastiche e ondate di calore, un “cocktail tossico” che contribuisce in modo sinergico al rischio cardiovascolare, causando ogni anno oltre 5,5 milioni di decessi nel mondo. Le evidenze scientifiche per gli altri fattori sono chiare: per ogni grado di temperatura in più sale del 2% il rischio di mortalità per infarto e ictus, pari a 100mila decessi ogni anno. Per ogni aumento di 10 decibel, come quello che si ha quando si passa da una strada urbana tranquilla a una strada trafficata, è associato a un incremento fino all’81% del rischio di ipertensione arteriosa, di circa l’8% di malattia coronarica e del 6% di cardiopatia ischemica.
Inquinanti chimici e microplastiche sono poi una minaccia “silenziosa” per la salute che causa 3 milioni di morti l’anno solo per malattie cardiache. Come il rumore, anche l’eccesso di luce artificiale da illuminazione stradale e commerciale nelle ore notturne, non è solo un problema per gli occhi, ma un’invisibile fonte di stress per il cuore: si interrompe il naturale ciclo luce-buio su cui si basano i ritmi biologici dell’organismo e riduce la produzione di melatonina, un ormone fondamentale non solo per il sonno, ma anche per la protezione del sistema cardiovascolare. “Con il seminario internazionale RESPIRAMI prosegue l’impegno in ambito respiratorio della Fondazione Menarini, che celebra quest’anno i 50 anni di attività volta a promuovere la conoscenza e la diffusione delle scienze mediche” dichiara Stefano Del Prato, Presidente di Fondazione Menarini e Professore emerito di Endocrinologia all’Università di Pisa e alla Scuola Superiore Sant’Anna.
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