Nordio: ‘la riforma non avrà e non deve avere effetti politici’ – Notizie – Ansa.it

Nordio: ‘la riforma non avrà e non deve avere effetti politici’ – Notizie – Ansa.it


L’inaugurazione dell’anno giudiziario presso le Corti d’Appello .

“Questa riforma e questo referendum non sono fatti né contro nessuno, né a favore di nessuno, non sono fatti per punire la magistratura né per rafforzare il governo. Non abbiamo bisogno né di conferme né di punizioni. La riforma non avrà e non deve avere effetti politici”. Lo ha affermato il ministro della Giustizia Carlo Nordio all’inaugurazione dell’Anno giudiziario a Milano, rispondendo in più parti del suo intervento alle critiche del presidente della Corte d’Appello di Milano Giuseppe Ondei sulla riforma costituzionale della giustizia.

Corte d’Appello di Roma, Meliadò: ‘Mai come oggi le toghe appaiono vulnerabili’

“Il ruolo delle corti e dei giudici è più che mai centrale e determinante, e tuttavia mai come oggi le corti appaiono fragili e vulnerabili, esposte alle censure di un senso comune che le descrive come una minaccia e una trappola per l’esercizio dei pubblici poteri, invece che come un insostituibile regolatore della complessità sociale”. E’ quanto si legge nelle conclusioni della relazione del presidente della Corte d’Appello di Roma, Giuseppe Meliadò, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario.

Nel documento Meliadò aggiunge che il “Paese si sta dividendo in questi giorni sui temi della giustizia, ma i problemi veri della giustizia hanno altre coordinate, non riguardano il modello di magistrato, che la Costituzione ha voluto indipendente, senza timori e senza speranze e che tale dovrebbe restare, ma interpellano chi governa il paese su come assicurare un servizio giustizia efficiente, perché solo attraverso un servizio efficiente si può garantire la credibilità delle istituzioni e la fiducia verso la magistratura”.  

“A Roma un numero sparuto di magistrati contrasta una criminalità dilagante e migliaia di processi saranno a rischio se non interverranno seri provvedimenti organizzativi per rafforzare la magistratura del distretto, in modo che la stessa possa contribuire a rendere il rischio penale un reale deterrente per una criminalità che, nelle più svariate forme, sempre più si espande a Roma e nel Lazio”. E’ quanto si legge nelle conclusioni della relazione del presidente della Corte d’Appello di Roma, Giuseppe Meliadò, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario. Per Meliadò “nulla rappresenta meglio la realtà criminale del territorio della situazione dell’ufficio gip-gup della Capitale presso il quale, lo scorso anno, sono affluiti 254 procedimenti in materia di criminalità organizzata, quasi uno al giorno, festivi esclusi, dei quali ben 27 con oltre 30 imputati, con un aumento nel biennio del 30%, e 144 con un numero di imputati ricompreso fra 11 e 30, con un aumento del 10,8%”. E ancora: “con il dato della criminalità organizzata, che si conferma presente nella città di Roma, ma anche nei circondari di Velletri, Latina, Frosinone e Cassino, si intrecciano i reati in materia di stupefacenti, che meritano una particolare menzione per la qualità del fenomeno criminale e per le forme del tutto nuove con cui si realizzano. Per come confermano le più recenti investigazioni, Roma è assediata dal traffico della droga e, attraverso il traffico degli stupefacenti, è assediata dalla criminalità”.

Corte di appello di Milano, Ondei: ‘Inaccettabile dire che i giudici sono appiattiti sui pm’

“Non è accettabile” sostenere che “i giudici non sono sufficientemente terzi e imparziali perché sarebbero appiattiti sulle richieste del ‘collega’ pubblico ministero”. Se tale affermazione “fosse vera, vi sarebbe una grave emergenza per lo Stato di diritto. Ma essa significativamente non risulta rilevata da alcun organismo internazionale”. Così il presidente della Corte d’Appello di Milano Giuseppe Ondei nel suo discorso pronunciato all’inaugurazione dell’anno giudiziario alla presenza, tra gli altri, del ministro della Giustizia Carlo Nordio. “La realtà – ha aggiunto – è che la magistratura italiana è un ordine dello Stato sano”. Durante questo passaggio dell’intervento di Ondei dalla platea della cerimonia di inaugurazione si è alzato un fragoroso e lungo applauso da parte dei magistrati presenti. Il presidente Ondei, nel sottolineare che è falsa l’affermazione con cui si sostiene che i giudici sarebbero appiattiti sui pm, porta un esempio: “nel settore civile, dove il pubblico ministero di fatto non opera, diventa arduo trovare una giustificazione a tale sospetto, mentre nel settore penale lo stesso numero di assoluzioni in primo grado – pari a circa il 25% delle sentenze – rappresenta plasticamente (…) la totale autonomia e terzietà del giudice”.

Ondei, dunque, ha evidenziato che, in realtà, “la magistratura italiana è un Ordine dello Stato sano, composto per lo più da persone ispirate da un alto senso del dovere che ogni giorno svolgono in silenzio il loro lavoro” . E questo porta ad affermare che, quest’anno, il distretto di Milano, “pur presentando qualche criticità” si è mostrato “ancora una volta (…) virtuoso nel panorama nazionale, un distretto che funziona”. Riguardo al settore civile della Corte d’Appello i risultati ottenuti sono “lusinghieri”: i processi “ultrabiennali” ancora da definire sono solo il 2 per cento sul totale dei procedimenti, mentre i tempi di definizione sono diminuiti a 224 giorni rispetto ai 256 giorni dell’anno scorso. Sempre nel settore civile, in primo grado, invece, “le pendenze ultratriennali si attestano intorno al 7-8 per cento”, mentre i tempi impiegati per definire una causa sono pari a 351 giorni. Sul fronte penale, il “99 per cento dei processi” in corso in Corte è stato iscritto nel biennio 2024-2025 e le “pendenze si sono ridotte del 4 per cento” mentre il “disposition time, a sua volta, è di 207 giorni contro i 467 giorni a livello nazionale”. In primo grado, i procedimenti da definire, sono invece aumentati del 6 per cento, e uno su due per la “particolare difficoltà” in cui si trovano gli uffici del gip. Invece i tempi di definizione sono “di gran lunga sotto i tre anni indicati come la durata del giusto processo”. Anzi in gran parte è sotto i due anni.

 

“Questa riforma non inciderà in alcun modo sui tempi della giustizia, che nel nostro distretto per fortuna sono sopportabili, ma che, a livello nazionale, sono insopportabilmente lunghi”. Così il presidente della Corte d’Appello di Milano, Giuseppe Ondei, in un passaggio del suo intervento pronunciato alla cerimonia per l’inaugurazione dell’anno giudiziario alla presenza, tra gli altri, del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e del presidente del Senato, Ignazio La Russa. Ondei, che fin da subito ha tenuto a precisare che non è sua intenzione e né gli compete “in questa sede, alcuna valutazione di natura politica o latamente politica e me ne guarderò bene dall’esprimerla”, ha comunque aggiunto: “dal momento che nell’odierna cerimonia si deve riferire non solo dell’andamento della Giustizia nel distretto nell’anno passato, ma anche dei possibili sviluppi del sistema nell’anno che viene, allora si impone la necessità di fare chiarezza tecnica (…) su alcuni aspetti che stanno emergendo dal pubblico dibattito e che sono del tutto fuorvianti”.

 

Corte d’Appello di Caltanissetta, Motta:’Oggi Niscemi è la priorità dell’Italia

“Oggi Niscemi è la priorità dell’Italia”. Lo ha detto la presidente della Corte d’appello di Caltanissetta, Domenica Motta, durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario del distretto Nisseno che include anche la Procura di Gela titolare dell’inchiesta sulla frana. La presidente Motta ha espresso “vicinanza e solidarietà ai cittadini di Niscemi”.

Presidente Appello Palermo, Frasca: ‘Il nome di Falcone strumentalizzato per il referendum’

Nel dibattito sul referendum di riforma della Giustizia “si utilizza strumentalmente il nome di Giovanni Falcone, che aveva posto il tema della separazione tra quelli di rilievo nel quadro della diversa professionalità richiesta alla magistratura requirente dal nuovo codice di procedura penale, ancorché, contrariamente a quanto attribuitogli con disinvoltura dai sostenitori della riforma egli non ne fosse stato apodittico sostenitore, ma l’avesse posta all’attenzione degli addetti ai lavori come argomento sul quale confrontarsi, analogamente a quello altrettanto spinoso dell’obbligatorietà dell’azione penale”. Lo detto il presidente della corte d’appello di Palermo Matteo Frasca che sta tenendo la relazione sullo stato della giustizia nel distretto durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario

Riproduzione riservata © Copyright ANSA



Source link