Sale la tensione fra l’Arabia Saudita e gli Houthi dello Yemen che oggi hanno terrorizzato il regno lanciando nuovi attacchi, questa volta prendendo di mira la capitale Riad, dove è stata udita una forte esplosione dovuta alla contraerea in funzione e nei pressi di un impianto del colosso petrolifero Aramco nell’est del Paese. La coalizione militare guidata da Riad ha spiegato gli ultimi sviluppi precisando che quattro missili da crociera sono stati intercettati e distrutti sulla capitale. In un secondo comunicato le stesse autorità hanno segnalato anche l’intercettazione e la distruzione di “due droni” sopra le stesse aree.
I raid avvenuti in serata sono stati annunciati dai ribelli yemeniti come una ritorsione agli attacchi lanciati in giornata dai sauditi contro un deposito petrolifero strategico alla periferia di Sana’a. Poco prima dell’attacco un portavoce saudita aveva avvertito i civili di abbandonare l’area bersaglio, in un apparente tentativo di incutere timore nella popolazione locale. Il deposito petrolifero, nella parte occidentale della capitale, contiene grandi serbatoi che spesso ospitano ingenti quantità di derivati del carburante, sebbene la compagnia petrolifera yemenita abbia affermato che i suoi impianti di stoccaggio fossero vuoti al momento dell’attacco.
Anche i depositi petroliferi degli Houthi nel porto di Ras Isa a Hodeidah, già oggetto di attacchi israeliani nel 2024, sono stati colpiti in 10 ondate di attacchi apparentemente mirate a immobilizzare l’esercito Houthi nella sua avanzata verso sud, in direzione anche della città di Taiz. Il ministero della Salute yemenita, controllato dagli Houthi, da parte sua ha dichiarato che due persone sono rimaste uccise in un attacco a una compagnia petrolifera nella provincia di Hodeidah, sul Mar Rosso, attribuendo la responsabilità dell’attacco all’Arabia Saudita.
I sauditi, che hanno inutilmente tentato di ottenere l’aiuto americano per piegare gli Houthi, hanno anche colpito quello che ritenevano essere un nascondiglio dei leader Houthi nella zona di Bani Mu’in, nel distretto di confine di Razih, a ovest del governatorato di Saada, nel nord dello Yemen. L’escalation nell’area avviene dopo i pesanti raid lanciati dagli stessi ribelli filo-iraniani all’aeroporto internazionale King Khalid di Riad, sabato scorso, che hanno causato 13 morti e 300 feriti. Lo scalo rimarrà chiuso almeno fino a sabato. Un duro colpo per un’economia che sta cercando di dimostrare che la sua sicurezza rende il Paese un luogo sicuro per gli investimenti.
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