Perde un altro petalo la rosa dei componenti delle commissioni Cinema del Mic da cui, dopo la bocciatura del docufilm su Giulio Regeni, si sono già dimessi il noto critico cinematografico Paolo Mereghetti e l’esperto Massimo Galimberti. A lasciare ora è la direttrice e fondatrice del MedFilm Festival, Ginella Vocca, per protesta contro il rifiuto di finanziamento del documentario sul giovane ricercatore torturato e ucciso in Egitto. A differenza dei primi due che hanno lasciato però, Vocca fa parte della stessa sottocommissione che deciso le sorti del lavoro del regista del documentario Simone Manetti. Un gruppo di 5 esperti sul totale dei 15 che compongono le tre sottocommissioni, quella, appunto, per i documentari, quella sullo sviluppo e produzione dei progetti e quella sulle sceneggiature. Con lei sedevano al tavolo Giacomo Ciammaglichella, Pasqualino Damiani, Benedetta Fiorini e Pier Luigi Manieri.
Video Il docufilm ‘Giulio Regeni, tutto il male del mondo’ torna in sala
Questi ultimi due già finiti nel mirino delle indiscrezioni di stampa per la vicinanza, la prima con la sottosegretaria della Lega al Mic, Lucia Borgonzoni, e il secondo con Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura della Camera e responsabile nazionale cultura e innovazione di Fratelli d’Italia. Proprio ai componenti di questo gruppo di “responsabili” della bocciatura della pellicola è rivolto l’invito del ministero a rassegnare le dimissioni e da parte loro sono attese a breve le lettere di addio. Intanto proprio il Mic annuncia che dopo le polemiche degli ultimi giorni ha intenzione di rimettere mano alle regole di “costituzione e funzionamento” delle commissioni Cinema. Lo farà con un “apposito decreto”, volto ad una “revisione complessiva” del funzionamento delle stesse, per altro già rivisto nel settembre del 2024 proprio da Giuli che aveva in quell’occasione tamponato così le polemiche sorte per le nomine ‘last minute’ fatte dall’ex ministro Gennaro Sangiuliano immediatamente prima di dimettersi. Polemiche che avevano portato già allora alla rinuncia dei giornalisti Francesco Specchia e Luigi Mascheroni.
Allora Giuli risolse la questione perfezionando la lista con un riequilibrio di genere e portando sei donne sul totale dei 15 componenti. Da come è stato annunciato il decreto dovrebbe riguardare solo il funzionamento dell’organismo, anche se tra le criticità del sistema di finanziamento resta la divisione delle risorse tra i meccanismi di accredito automatici previsti dal tax credit e quelli sottoposti a giudizio degli esperti come nel caso dei selettivi. Si vedrà come verrà affrontato invece il nodo dell'”indipendenza” delle commissioni dalla politica e dal potere governativo. Per il presidente del centro di ricerca indipendente su media e cultura e società IsICult, Angelo Zaccone Teodosi, sarebbe sufficiente il ritorno al periodo pre-legge Franceschini del 2016: “I membri delle commissioni erano sì scelti dal ministro, ma sulla base di terne proposte dalle principali associazioni di categoria: autori, critici, produttori, tecnici, lavoratori…”. Si tratta, afferma, di “una soluzione non perfetta, sempre a rischio di consociativismo, ma migliore dell’attuale, che vede un mix patologico di commissari qualificati e altri scelti solo per logiche di lottizzazione e amichettismo”.
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