La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha presentato il nuovo pacchetto sanzioni dell’Ue – il 21esimo – dando così il via all’iter di approvazione, che prevede l’unanimità da parte di tutti e 27 gli Stati membri. Il piatto forte, se vogliamo, è il divieto d’ingresso ai russi che hanno combattuto in Ucraina e il congelamento del meccanismo di adeguamento al price cap del greggio russo, che in assenza d’interventi sarebbe passato da 44 dollari a 70, visto l’aumento dei prezzi dovuto alla crisi di Hormuz.
“La nostra costanza paga”, ha stigmatizzato von der Leyen. Secondo la numero uno di palazzo Berlaymont, infatti, “le sanzioni stanno di fatto isolando la Russia dai mercati dei capitali globali, determinando una crescita stagnante e indebolendo il suo sforzo bellico”. Gli indici economici non sono rosei e, se si mantiene la barra a dritta, il Cremlino farà sempre più fatica a finanziare la guerra e giustificarla davanti ai russi. O almeno così ragionano a Bruxelles. In Ungheria non c’è più Viktor Orban (dunque non ci si attende più aperto ostruzionismo da parte di Budapest) ma, fanno sapere fonti vicine al dossier, ci vorrà comunque “un po’ di tempo” per l’ok definitivo al pacchetto. Che prevede misure settoriali nuove, come il giro di vite ai prodotti ittici. D’altra parte quando si parla delle misure restrittive ogni capitale ha le sue gelosie. L’ossido di alluminio, per dirne una, non è mai stato sanzionato (la logica di fondo è che deve soffrire più la Russia che l’Europa) e a finire sulle pagine dei giornali è stato il caso dell’irlandese Aughinish Alumina, per le forniture alla Russia di questo componente chiave per poi creare l’alluminio. Son dettagli, ma cruciali. Stessa storia per il price cap. Il meccanismo di adeguamento sarà sospeso “fino a gennaio del prossimo anno” per consentire ai mercati di stabilizzarsi, mantenendo al contempo la pressione sulle entrate della Russia.
“Non era stato progettato per far fronte a shock di mercato come quello causato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz”, ha precisato von der Leyen. L’obiettivo è sempre quello di premere sulla Russia per portarla al tavolo dei negoziati e mettere fine al conflitto, non le sanzioni in sé. I 27 a volte hanno letture diverse su come incidere meglio ma, tutti, affidano all’Ucraina un ruolo guida nel processo di pace. Volodymyr Zelensky, a Tallinn per il vertice con il formato NB8, la sigla che raccoglie 8 Paesi Nordici-Baltici, ha ad esempio chiarito che per lui l’Europa “non può essere mediatrice” ma “una forza” pienamente investita per obbligare Vladimir Putin a cessare le ostilità. “Dobbiamo essere chiari con noi stessi e con la Russia”, ha spiegato in conferenza stampa. Ciò non esclude il negoziato, anzi. “La soluzione ideale è porre immediatamente fine alla guerra. Come minimo, occorre compiere il primo passo: un cessate il fuoco incondizionato e totale. Per raggiungere un cessate il fuoco, sarebbe auspicabile organizzare un incontro tra i leader di Ucraina, Russia, ovviamente Europa e Stati Uniti”, ha affermato Zelensky. “L’Ucraina ha la volontà di fare tutto questo, vedremo se anche la Russia ne avrà perché finora non l’ha dimostrata”. Si torna quindi alla casella di partenza. Costringere il Cremlino aumentando i costi della sua ostinazione.
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