Nuovo emendamento del governo con aiuti a imprese e Tfr. Commissione riunita, c’è Giorgetti – Notizie – Ansa.it

Nuovo emendamento del governo con aiuti a imprese e Tfr. Commissione riunita, c’è Giorgetti – Notizie – Ansa.it


Al via la commissione Bilancio del Senato sulla manovra. Ai lavori partecipa il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. In Commissione è arrivato il nuovo emendamento del governo alla manovra con le misure per le imprese che avrebbero dovuto confluire in un decreto a parte.

Nel provvedimento ci sono le risorse per i crediti d’imposta Transizione 5.0 e Zes, le misure sul Tfr, tra cui l’adesione automatica alla previdenza complementare per i neo assunti, il contributo da 1,3 miliardi a carico delle assicurazioni, le risorse per il Piano casa e il rifinanziamento degli stanziamenti relativi al Ponte sullo Stretto di Messina, dopo le ultime decisioni della Corte dei Conti. 

L’emendamento conferma lo stanziamento di 1,3 miliardi per incrementare le risorse destinate al credito d’imposta Transizione 4.0, i cui fondi sono andati esauriti. Confermate anche le risorse aggiuntive, fino a 532,64 milioni di euro, per le aziende che hanno fatto domanda per il credito d’imposta per la Zes unica.

Vengono inoltre incrementate le aliquote relative alla Zes unica per l’agricoltura, la pesca e l’acquacoltura. Per quanto riguarda il contributo a carico delle assicurazioni, si stabilisce che entri il 16 novembre di ogni anno, gli assicuratori versino a titolo di acconto una somma pari all’85% del contributo dovuto per l’anno precedente. L’emendamento incrementa inoltre dal 2026, di un ulteriore 0,1% annuo, il tetto per la spesa farmaceutica per acquisti diretti.

Alla copertura, pari a 140 milioni di euro annui – si legge nella relazione tecnica – si provvede attraverso la riduzione del Fondo per i farmaci innovativi che pertanto dal 2026, “è rideterminato da 1.300 milioni di euro annui a 1.160 milioni di euro annui”.

Torna la misura per l’ampliamento dei soggetti tenuti al versamento del Tfr al Fondo Inps per l’erogazione del contributo. Si prevede, infatti, secondo quanto si legge anche nella relazione tecnica, che dal primo gennaio 2026 vi rientrino “anche i datori di lavoro che, negli anni successivi a quello di avvio dell’attività, hanno raggiunto o raggiungano la soglia dimensionale dei 50 dipendenti”.

In via transitoria è, però, previsto per il biennio 2026-2027 che tale inclusione sia limitata ai datori di lavoro con un numero di dipendenti non inferiore a 60. Dal 2032 è invece prevista l’estensione dell’obbligo del versamento per le aziende con un numero di dipendenti non inferiore a 40.

La norma prevede anche che a partire da luglio sia previsto un meccanismo di adesione automatico alla previdenza complementare per tutti i neo assunti. Questi avranno comunque la facoltà di rinunciare entro 60 giorni oppure, entro lo stesso termine, di scegliere un fondo complementare diverso.

La relazione tecnica che accompagna l’emendamento indica l’impatto e la possibile adesione alla previdenza complementare. Per quanto riguarda il primo aspetto, quello relativo alle imprese con 50 dipendenti, si stima una platea di potenziali interessati pari a 2,5 milioni di lavoratori. Il monte retributivo dei potenziali aderenti è pari a circa 64 miliardi di euro che nel 2032 salirà ancora di 10,5 miliardi quando l’obbligo scatta per le imprese tra i 40 e i 49 dipendenti.

Per l’adesione automatica dei nuovi assunti, invece, si ipotizzano circa 100mila lavoratori l’anno, con un profilo parzialmente crescente di circa 25mila dipendenti l’anno.

Salta inoltre la possibilità di andare in pensione di vecchiaia anticipatamente cumulando gli importi di forme pensionistiche di previdenza complementare. Il nuovo emendamento del governo sopprime una norma introdotta dalla legge di bilancio dello scorso anno, ottenendo così risparmi annuali fino a 130,8 milioni nel 2035 sulla spesa pensionistica nei prossimi anni.

Viene quindi cancellata la possibilità, in vigore dal 2025, di computare, su richiesta, anche il valore di una o più rendite di forme pensionistiche di previdenza complementare ai soli fini del raggiungimento degli importi mensili richiesti per accedere alla pensione di vecchiaia con almeno 20 anni di contributi e se si è pienamente nel regime contributivo.

“E’ un esperimento e quell’esperimento agli occhi di qualche tecnico zelante dava origine a futuri oneri, perché incrementando la previdenza complementare avrebbe portato più persone ad ottenere i requisiti e se disattivi questo il problema non si pone più. Non pensiamo però che quel sistema sia una cosa sbagliata e faremo una norma ad hoc”, ha spiegato a questo proposito il senatore della Lega e relatore della manovra Claudio Borghi. “L’accumulabilità è un esperimento che noi vorremmo continuare a perseguire, in modo prudente erano previsti degli oneri ma stabilire nuove finestre sulla flessibilità è la cosa che ci interessa. Continueremo su quella strada”, ha aggiunto.

Aumentano poi ulteriormente i tagli all’anticipo pensionistico per i lavoratori precoci. L’emendamento del governo alla manovra aumenta i tagli di 50 milioni nel 2033 e di 100 milioni dal 2034. La legge di bilancio, nel testo originario, già prevede una decurtazione, “a seguito dell’attività di monitoraggio”, di 20 milioni nel 2027, 60 milioni per il 2028 e 90 milioni dal 2029.

La modifica del governo prevede che restino 90 milioni in meno fino al 2032; nel 2033 l’ammontare dei tagli salga a 140 milioni, mentre dal 2034 la decurtazione diventi di 190 milioni annui.

 

 

   

Giorgetti sull’anticipo della pensione di vecchiaia, ‘pare non interessasse a nessuno’

“Quella è una cosa introdotta l’anno scorso, dal nostro governo, che pare non interessasse a nessuno. A me dispiace ma evidentemente non è stata ritenuta strategica”: così il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti replica a chi gli chiede della misura contenuta nel nuovo emendamento del governo alla manovra che fa saltare la possibilità di andare in pensione di vecchiaia anticipatamente cumulando gli importi di forme pensionistiche di previdenza complementare. 

Fondi per il Piano casa ridotti a 200 milioni, 1,1 miliardi alle opere

Calano rispetto a quanto inizialmente previsto le risorse destinate al Piano Casa. Il nuovo emendamento del governo alla manovra stanzia 100 milioni per il 2026 e altri 100 per il 2027, a fronte dei 300 complessivi nel biennio assegnati dal precedente emendamento poi ritirato.

All’esame della commissione Bilancio del Senato c’è anche una riformulazione di emendamenti parlamentari che prevede altri 10 milioni per il 2026, cui si aggiungono i 100 milioni per il disagio abitativo previsti nel 2027-28.

L’intervento del governo conferma inoltre 300 milioni nel biennio per rifinanziare il Fondo Occupazione, mentre lima il rifinanziamento destinato al Fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche, che passano a 1,1 miliardi complessivi nel 2026-27 (dagli iniziali 1,2 miliardi), con una riduzione delle risorse sul 2026 (da 800 milioni a 600) e un aumento di quelle sul 2027 (da 400 a 500 milioni). 

Rifinanziato il Ponte sullo Stretto, spostati i fondi al 2032 e 2033

Sono rifinanziati, con complessivi 780 milioni nel 2032 e 2033, gli stanziamenti per il Ponte sullo Stretto di Messina. Lo prevede l’emendamento del governo alla manovra, che sposta 320 milioni nel 2032 e 460 milioni nel 2033.

Il rifinanziamento, si legge nella Relazione tecnica, viene fatto “alla luce dell’aggiornamento dell’iter amministrativo e del non perfezionamento degli impegni relativi alle somme iscritte in bilancio nell’anno 2025 in conto residui rinvenienti dall’anno 2024”. L’incremento delle risorse nel 2032 e 2033 lascia “inalterato il valore complessivo delle somme autorizzate”, si precisa. Nell’emendamento del governo poi ritirato i 780 milioni erano spostati tutti al 2033.

Pd: ‘in manovra restano i tagli alla metro C di Roma’

“Ad oggi, dopo due mesi di trattative in cui ci avevano garantito che la situazione della metro era ok, non è ok neanche per niente, perché la tabella non ha un +50: la matematica non è un’opinione e se c’è scritto -50, vuol dire che hai tolto 50 milioni da quella voce e li hai messi a finanziare un’altra opera”. Lo ha detto la senatrice del Pd Beatrice Lorenzin denuncia il fatto che in manovra resta il taglio per le metropolitana di Roma (la metro C), ma anche per Milano (M4) e Napoli (Napoli-Afragola).

La commissione, spiega Lorenzin, ha bocciato un emendamento proposto dal Pd e inserito tra i temi comuni della maggioranza e dell’opposizione: “la soluzione non c’è, una cosa per noi grave che deve essere risolta dal governo”.

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