Nuovo giallo a Teheran, ‘Mojtaba Khamenei ha incontrato Pezeshkian’ – Mondo – Ansa.it


Nonostante i reiterati proclami lo Stretto di Hormuz resta bloccato, con l’Iran che chiede agli Usa di accettare nuovi condizioni, tra cui il pagamento dei danni di guerra, e smentisce le voci su una Guida suprema in fin di vita, che anzi avrebbe incontrato di recente i militari e il presidente Masoud Pezeshkian. Intanto, gli alleati di Teheran in Yemen, i ribelli Houthi, alzano il livello dello scontro attaccando pesantemente nel Mar Rosso quelli che definiscono “obiettivi sauditi”, all’indomani del Patto della Mecca tra Ankara, Islamabad e Riad a cui secondo fonti turche potrebbe presto aderire anche Il Cairo.

Masoud Pezeshkian


 

 “L’Ayatollah Mojtaba Khamenei ha incontrato il presidente Masoud Pezeshkian in occasione dell’inizio del terzo anno di mandato di quest’ultimo”, è stato l’annuncio rilanciato in contemporanea da tutti i media ufficiali iraniani, compresa la Press Tv in lingua inglese. I due, “hanno discusso a lungo delle sfide che il Paese deve affrontare, tra cui le esigenze di sostentamento della popolazione, la terza guerra di aggressione in corso, le prospettive future, gli sviluppi militari e la collaborazione economica con i partner stranieri”. Un incontro che, se confermato, sarebbe avvenuto nei giorni scorsi considerando che l’anniversario dell’insediamento di Pezeshkian cade il 30 luglio. E che non sarebbe compatibile con le voci diffuse dai dissidenti all’estero che vedrebbero Khamenei “gravissimo, in punto di morte”.

Hormuz


 

Poco dopo la pubblicazione della notizia corredata da una scarna foto combo, l’agenzia Mizan, organo ufficiale della magistratura iraniana, pubblicava le dichiarazioni di un vicecomandante dei Basij, la forza paramilitare volontaria iraniana subordinata ai Pasdaran, certo che verrà diffuso un video della Guida suprema in pubblico e durante incontri con i comandanti militari. In attesa che il giallo si dipani, resta intricata la situazione nel Golfo: “I colloqui con l’Oman sono incentrati sulla gestione di Hormuz, sull’introduzione di nuove rotte e siamo alla fase finale, potremmo raggiungere un accordo ma ciò non significa che il traffico nello Stretto sarà aperto, perché prima gli Usa devono accettare le nostre condizioni“, ha ribadito il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, confermando che allo stato attuale non c’è un dialogo diretto con Washington.

Video Come è organizzato il potere in Iran

 

Nelle stesse ore, i ribelli Houthi, a questo punto il gruppo più importante nella galassia della “Resistenza” antisionista di cui sono parte anche Hamas ed Hezbollah, hanno colpito con missili e droni sulle coste del Mar Rosso sia l’impianto petrolifero del gigante saudita Saudi Aramco a Jizan, scatenando un incendio, sia la zona yemenita di Mocha, controllata dai governativi sostenuti da Riad. Qui, dove è stato preso di mira in particolare il porto di al-Makha, il bilancio è di almeno 11 morti, 8 soldati e 3 civili, e 35 feriti, hanno annunciato le forze governative. “E’ certo e inevitabile che l’Arabia Saudita sarà costretta a lasciare lo Yemen e a pagare un risarcimento per ogni pietra che ha distrutto nel Paese“, hanno rivendicato gli Houthi, con diversi analisti convinti che i ribelli possano cogliere l’attimo per rompere la tregua e conquistare altri pezzi di territorio, in particolare proprio la zona presa di mira oggi.

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