L’Onu afferma che dal mese di maggio sono state uccise 1.373 persone mentre aspettavano gli aiuti a Gaza.
“Di fronte all’emergenza assoluta, abbiamo appena condotto un’operazione di distribuzione di cibo a Gaza. Ringraziamo i nostri partner giordani, emiratini e tedeschi per il loro supporto, nonché il nostro personale militare per il suo impegno. I lanci aerei non bastano. Israele deve garantire pieno accesso umanitario per rispondere al rischio di carestia”: lo scrive il presidente francese, Emmanuel Macron, in un messaggio pubblicato su X. Al messaggio, il leader di Parigi allega un video dei lanci aerei francesi sulla Striscia.
L’inviato della Casa Bianca, Steve Witkoff, è arrivato al centro di distribuzione degli aiuti umanitari della Gaza Foundation a Rafah, nel sud della Striscia. Lo riferiscono le tv israeliane pubblicando una foto del convoglio di auto e sullo sfondo una folla di palestinesi in attesa per la distribuzione dei pacchi alimentari.
Witkoff è accompagnato dall’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee. Washington si sta preparando a lanciare un nuovo piano per la consegna di aiuti nella Striscia
La Casa Bianca ieri sera ha fatto sapere che Witkoff e Huckabee “ispezioneranno i siti di distribuzione per definire un piano per consegnare più cibo e incontreranno la popolazione locale di Gaza per ascoltare in prima persona la terribile situazione sul campo”. Dopo la visita, Witkoff e Huckabee informeranno il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sulla situazione prima che il nuovo piano venga approvato.
Le forze israeliane presenti nei siti del sistema di distribuzione degli aiuti a Gaza “hanno regolarmente aperto il fuoco sui civili palestinesi affamati, commettendo atti che costituiscono gravi violazioni del diritto internazionale e crimini di guerra”: lo afferma oggi la ong Human Rights Watch (Hrw).
“Incidenti con vittime multiple si sono verificati quasi quotidianamente nei pressi dei quattro siti gestiti dalla Gaza Humanitarian Foundation (GHF), che opera in coordinamento con l’esercito israeliano. Secondo le Nazioni Unite, almeno 859 palestinesi sono stati uccisi mentre tentavano di ottenere aiuti nei siti della GHF tra il 27 maggio e il 31 luglio 2025, la maggior parte dei quali dall’esercito israeliano – si legge in un comunicato -. La grave situazione umanitaria è il risultato diretto dell’uso da parte di Israele della fame dei civili come arma di guerra, un crimine di guerra, nonché della continua privazione intenzionale di aiuti e servizi di base da parte di Israele, azioni che costituiscono un crimine di sterminio contro l’umanità e atti di genocidio.
“Le forze israeliane non solo stanno deliberatamente affamando i civili palestinesi, ma ora li uccidono quasi ogni giorno mentre cercano disperatamente cibo per le loro famiglie”, ha affermato Belkis Wille, vicedirettrice per le crisi e i conflitti di Human Rights Watch. “Le forze israeliane sostenute dagli Stati Uniti e gli appaltatori privati hanno messo in atto un sistema di distribuzione degli aiuti imperfetto e militarizzato che ha trasformato la distribuzione degli aiuti in regolari bagni di sangue”, ha aggiunto.
“Gli Stati dovrebbero esercitare pressioni sulle autorità israeliane affinché cessino immediatamente l’uso della forza letale come metodo di controllo della folla contro i civili palestinesi, revochino le restrizioni illegali all’ingresso degli aiuti umanitari e sospendano questo sistema di distribuzione difettoso”, prosegue la nota. “Al contrario, alle Nazioni Unite e alle altre organizzazioni umanitarie dovrebbe essere consentito di riprendere la distribuzione di aiuti in tutta Gaza su larga scala e senza restrizioni, poiché hanno dimostrato di essere in grado di sfamare la popolazione in linea con gli standard umanitari e come richiesto dalle sentenze vincolanti della Corte internazionale di giustizia nel caso di genocidio intentato dal Sudafrica contro Israele”.
Attivista della Flotilla: ‘Causa contro Israele per il sequestro’
“Ho deciso di provare a intraprendere un percorso penale contro lo Stato di Israele per il sequestro illegale e illegittimo dell’equipaggio” della nave Handala di Freedom Flotilla. Così il barese Tony La Piccirella, uno dei due italiani bloccati, con altri membri dell’equipaggio, a largo della Striscia di Gaza e rimpatriati pochi giorni fa.
L’attivista ha ripercorso i giorni successivi all’attacco dei militari israeliani. “Da quel momento in poi – sostiene – si è parlato di un sequestro di persona C’è stato un intervento di venti militari armati che hanno preso possesso dell’imbarcazione dirottandola in Israele. Durante quelle otto ore ci hanno fatti stendere a terra in coperta, sotto la minaccia di armi”.
Coloni attaccano casa con attivisti stranieri a sud di Hebron
L’agenzia di stampa palestinese Wafa riferisce che ieri sera coloni israeliani hanno compiuto un violento attacco nel villaggio di Susiya, a sud di Hebron in Cisgiordania, incendiando un veicolo appartenente ad attivisti stranieri e cisterne d’acqua. Sono state attaccate anche diverse abitazioni, tra cui una che ospitava un gruppo di volontari internazionali.
L’attivista Osama Makhamera ha dichiarato a Wafa che coloni armati provenienti dal vicino avamposto illegale di Susia hanno preso d’assalto il villaggio palestinese. Gli aggressori avrebbero spruzzato un gas non identificato all’interno di una casa, dove erano presenti membri di una famiglia Shareiteh e diversi attivisti internazionali.
I coloni hanno anche lanciato molotov e pietre contro l’abitazione di un altro residente. Gli abitanti sono riusciti a spegnere l’incendio prima che si propagasse e non ci sono stati feriti.
Media: attacchi Idf su Gaza, 10 palestinesi uccisi dall’alba
Almeno 10 palestinesi sono stati uccisi dall’alba di oggi negli attacchi dell’Esercito israeliano (Idf) su Gaza, affermano fonti ospedaliere nella Striscia ad Al Jazeera.
Due delle vittime stavano aspettando gli aiuti umanitari vicino al Corridoio di Morag, a sud di Khan Younis. In questo attacco, riporta l’emittente sono rimaste ferite più di 70 persone.
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