Ornella Vanoni e il Cinema, attrazione segreta – Notizie – Ansa.it

Ornella Vanoni e il Cinema, attrazione segreta – Notizie – Ansa.it


 I suoi 43 dischi, la popolarità come cantante che ha attraversato senza scalfirsi oltre 60 anni di vita e le più diverse generazioni, il carisma di chi è stata compagna (mai in subordine) con grandi personalità come Giorgio Strehler, Gino Paoli, Lucio Ardenzi, mettono in ombra quella che era stata la prima vocazione di Ornella Vanoni, il teatro e poi il cinema. “Fu un’amica di mia madre a lanciare l’idea: ‘Hai una bella voce, perché non fai l’attrice?’. Mi iscrissi alla scuola di recitazione del Piccolo

. Il giorno degli esami d’ammissione ero terrorizzata, tanto da sentirmi male. Con la V di Vanoni venni chiamata per ultima, sapevo che nella commissione c’erano grossi nomi, Strehler, Paolo Grassi, Sarah Ferrati”. Era il 1953 e la timida ragazzetta che prima si vedeva estetista, finì a recitare a fianco di indimenticabili maestri come Tino Buazzelli e Sarah Ferrati. In palcoscenico debuttava nel 1956 con “Sei personaggi in cerca d’autore” e poi nei “Giacobini” di Federico Zardi in cui interpretava anche alcune ballate, diretta da Strehler.

Quando nel 1961 conquista il primo successo da cantante con le 100.000 copie vendute del brano “Cercami”, si concede, quasi per scherzo, al cinema figurando come la vestale Tarpeia nel “Romolo e Remo” di Sergio Corbucci, un peplum dominato dai muscoli di Steve Reeves e Gordon Scott. L’anno dopo però si ripete in “Col ferro e col fuoco”, drammone romantico di Fernando Cerchio dal romanzo di Henryk Sienkiewicz (l’autore di “Quo Vadis?”) in cui ha una semplice apparizione. Si rifà nel 1963 partecipando al “musicarello” di Giuseppe Vari “Canzoni in…Bikini” in cui è già Ornella al fianco dei cantanti popolari del momento da Edoardo Vianello a Gianni Meccia per una bonaria satira dei caroselli televisivi.

E’ Carlo Lizzani, con l’episodio di “Amori pericolosi” a darle la prima possibilità di mostrarsi attrice vera davanti alla cinepresa. Nel ruolo di una prostituta mette in campo le doti che l’avevano resa regina nelle “Canzoni della Mala” e attira l’attenzione del cinema per il suo talento. Di fatto però sembra più semplice cavalcare la sua popolarità musicale con film di routine come “I ragazzi dell’Hully Gully” di Marcello Giannini e “Per un pugno di canzoni” di José Luis Merino. Così si conclude la prima vita cinematografica di Ornella che trova altrove, tra teatro (“Rugantino” di Gerinei e Giovannini) e nello sceneggiato tv (“Il mulino del Po” di Sandro Bolchi) le alternative ai suoi successi musicali. Per il suo capolavoro al cinema deve aspettare la fine degli anni ’70 ed è Ugo Tognazzi da regista a offrirle un ruolo indimenticabile. Ne “I viaggiatori della sera” (1979) è Nichi, innamorata del marito Orso, ma come lui è costretta da una legge dello stato ad essere silenziosamente “deportata” in un resort per anziani che prelude alla loro progressiva soppressione. Girato alle Canarie per ragioni di coproduzione, ultima delle cinque regie di Tognazzi, tratto dal romanzo di Umberto Simonetta che lo sceneggia col giovane Sandro Parenzo, il film è quasi un prototipo del genere distopico, sfida il talento della sua protagonista anche in scene di nudo integrale e di intensa emotività (l’ultimo saluto tra i due coniugi) e resta uno dei film italiani migliori e sottovalutati di quella stagione.

Dopo una lunga pausa, Vanoni ritorna al cinema negli anni Duemila con una breve apparizione nell’opera d’esordio da indipendente di Sergio Mascheroni e come madre affettuosa di Claudio Bisio in “Ma che bella sorpresa” di Alessandro Genovesi (2015). L’ultima volta è ancora con Genovesi nel 2021 per il remake italiano del film di François Ozon, da noi ribattezzato “7 donne e un mistero”. E’ nonna Rachele, milanese “doc”, finta paralitica e una delle donne sospettate per l’omicidio del capofamiglia Marcello. E’ un congedo elegante, da nobildonna degli anni ’30, con una massa ondulata di capelli bianchi e un’espressione costante di ironica sorpresa che l’avrebbe accompagnata fino all’ultimo giorno. Come a dire: “Ma tutto questo capita proprio a me? E pensare che volevo fare solo l’estetista.
   

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