ANSA – di Alessandra Magliaro. Il movimento body positivity (ossia l’accettazione di tutti i corpi a prescindere dal peso, dalle forme, dalle abilità) perde colpi sotto la crescita dilagante della cultura ozempica.Il fenomeno dei farmaci (Ozempic il più noto ma non l’unico) a base di semaglutide che in Italia e in Europa ha avuto l’approvazione esclusivamente per il trattamento del diabete mellito di tipo 2 negli adulti, ma che off-label, con uso ‘improprio’ anche se in controllo medico, dilaga, come rimedio semplice, facile (una iniezione sottocutanea una volta alla settimana), veloce per perdere peso e ridurre l’appetito. Sono sempre di più le celebrity dimagrite e smagrite la cui immagine diversa induce a far riferimento all’uso ozempico (Charlize Theron, Ariana Grande, Arisa, per citarne solo alcune). Gli standard culturali stanno rapidamente virando nuovamente verso la magrezza estrema.C’è dunque un cambio di paradigma culturale? Siamo passati dall’accettazione del proprio corpo all’ossessione di vedersi magri e in fretta. Ecco che la famigerata prova costume, bandita come concetto qualche anno fa, ritorna nell’estate 2026 tutt’altro che morta. È diventata farmacologica. Racconta una società in cui la fame diventa parametro, il corpo performance, la magrezza mercato. Il farmaco può essere cura; il trend può diventare pressione. In questo senso, Ozempic non è tanto un’anomalia quanto un segno dei tempi: una società terrorizzata dal grasso, dall’invecchiamento e da qualsiasi corpo che si discosti dalla norma.
