“Con l’attuale strategia non si intravede una fine vicina per la guerra in Medioriente”. Sono le valutazioni del generale Leonardo Tricarico, già capo di stato maggiore dell’Aeronautica militare italiana, secondo il quale “l’unica soluzione per arrivare a tempi più brevi sarebbe di organizzare un rovesciamento dall’interno, insinuandosi nelle fratture esistenti tra i pasdaran e la guida religiosa”.
Per Tricarico in questo conflitto, più che la forza degli arsenali, la variabile può essere data da “qualcuno disposto a tradire. Del resto gli Usa hanno fatto così con il Venezuela”.
Nelle sue considerazioni, il generale parte dall’attuale quadro: “Se l’obiettivo degli Stati Uniti e di Israele è di sollecitare un cambio di regime in Iran, in queste condizioni mi sembra complicato. Al momento abbiamo una popolazione disarmata messa di fronte a due blocchi militarizzati: i pasdaran e l’esercito regolare: sono in tutto mezzo milione di persone armate. Aldilà degli attacchi, la situazione resterebbe immutata per molto tempo a meno che non si crei un contrappeso al regime. Credo che le infiltrazioni degli apparati, dal Mossad al Pentagono, siano capaci di avvicinare personaggi di uno dei due eserciti, affinché possano guidare una rivolta armata con il potere tra le mani”.
L’ex capo di stato maggiore cita poi ‘l’opzione venezuelana’, “ovvero l’ipotesi di trattare con la nuova guida suprema affinché, pur garantendo un’apparente contrapposizione, questa sarebbe eterodiretta dagli Usa”. Ma se la scelta invece resta quella di agire soltanto con la forza, “allora non si possono fare previsioni certe e con l’attuale strategia è difficile che in un mese si riesca a prevalere definitivamente. Del resto lo stesso Trump cambia continuamente i tempi di questa guerra, credo sia in preda di una sorta di inconsapevolezza”.
Insomma “non si può prevedere una soluzione rapida” del conflitto se si pensa di piegare Teheran solo con gli attacchi militari. Da qui l’analisi dell’attuale situazione riguardo al potenziale iraniano: “L’Iran ha un esercito organizzato e una marina performante, che però è stata già quasi completamente affondata. L’aviazione è obsoleta e l’unica componente ancora efficiente è quella missilistica, su cui si pongono interrogativi riguardo alla fornitura dei ‘balistici’, ma la stanno esaurendo e giorno dopo giorno potrebbero finire per essere gradualmente depotenziati. Poi ci sono le milizie proxy affiliate all’estero: la più forte è Hezbollah, seguita dagli Houthi, Hamas e dalle brigate sciite in Iraq, infine le componenti terroristiche”. Tricarico ricorda inoltre che “il governo iraniano ha comunque fabbriche che producono armi incessantemente, alcune delle quali potrebbero però essere state distrutte dai bombardamenti di questi giorni. È impossibile però depotenziare totalmente nel breve e medio termine chi al momento detiene ancora la forza militare nel Paese”. L’ultima ipotesi resta quella di un’operazione di terra, che gli Stati Uniti non escludono. “Aldilà dei proclami, chi se la sentirebbe davvero di metterla in atto? Non gli Stati Uniti e nemmeno Israele”.
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