Cibo e ambiente sono strettamente legati: Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, torna a sottolinearlo oggi in Piemonte, a Vercelli. “Il primo responsabile del disastro ambientale in corso nel mondo è il cibo: una buona parte dell’umanità soffre di carenza di alimentazione e un’altra parte dell’umanità soffre per mangiare troppo cibo. Sono due facce della stessa medaglia. Tutti noi dobbiamo essere coscienti e vergognarci per lo spreco che l’umanità realizza nella produzione di cibo” ha detto oggi al Teatro Civico della cittadina, in un convegno dal titolo “Il gusto di cambiare”.
Era l’ottobre scorso quando Slow Food aveva lanciato un appello ai leader mondiali: “Non c’è giustizia climatica senza giustizia alimentare”. Era stato in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione e con la Cop30 di Belém alle porte, affinché la transizione dei sistemi alimentari fosse messa al centro anche dei negoziati sul clima.
“In questo momento – ha detto oggi a Vercelli Petrini, anche fondatore dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo – l’umanità sta producendo cibo per 12 miliardi di esseri viventi, mentre noi al mondo siamo 8,4 miliardi. Il 30% del cibo che noi produciamo viene gettato via. Ogni anno un miliardo e mezzo di tonnellate di alimenti vengono buttate dopo avere consumato superficie fertile e miliardi di litri d’acqua. Ci sono 800 milioni di persone che non hanno cibo a sufficienza, in gran parte bimbi. Non è possibile non pensare che le nostre azioni siano connesse a questi fatti”.
Rivolto a una platea di studenti Petrini ha aggiunto un’esortazione ad essere attenti alle conseguenze e a non sottovalutare la durata di questo mutamento. “Voi siete la prima generazione che entra nella nuova fase storica della transizione ecologica e in qualche misura sarete protagonisti del cambiamento – ha premesso -. L’esigenza e la sensibilità è più nelle vostre corde rispetto alla mia generazione. Siete coscienti che questi anni a venire sono anni in cui bisognerà giocoforza non esagerare, ma essere in qualche modo più cauti, andare più con calma. Il periodo storico durerà non qualche decennio, ma forse qualche secolo”.
“Il cambiamento climatico in molte parti del mondo sta provocando mutamenti irreversibili – ha aggiunto -. È un quadro che tutti noi dobbiamo avere chiaro: nel momento in cui vediamo l’umanità che muore nel nostro mare per venire nella nostra Europa, dobbiamo essere coscienti di che cosa significa concepire una vita diversa, concepire un sistema per cui le nostre realtà produttive debbono in qualche modo interagire con questi nostri fratelli. Transizione ecologica vuol dire che dobbiamo cambiare i nostri comportamenti”.
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