“Come per la Carrà, come per Frizzi, Baudo è una persona che ha reso grande questa azienda e l’azienda lo deve ricordare al meglio. Non basterà uno spettacolo, ma intitolare questo teatro che l’ha visto protagonista per anni e ci ha visti tutti insieme a lui protagonisti… Meriterebbe il suo nome”. Lo ha detto Piero Chiambretti, arrivando alla camera ardente in ricordo di Pippo Baudo al Teatro delle Vittorie, riaperta stamattina alle 9 e prevista fino alle 12.
Baudo era “considerato un conservatore, mentre invece è stato rivoluzionario – ha aggiunto -. Perché andando a rileggere, vedere in queste ore sui teleschermi che cosa ha fatto? Ha inventato, non reinventato. Ha inventato la televisione italiana e per me è stato è stato un colpo molto duro quello di dover venire qui stamattina”. “Io ho fatto un Festival con Mike nel ’97 ed era il primo Festival del dopo-Baudo e poi ho fatto l’ultimo Festival con Baudo nel 2008 – ha detto -. Un’esperienza doppia, perché sembrava che non si potesse fare il Festival senza Baudo e comunque si è sentita la mancanza, anche se quel Festival fu molto importante. E poi quell’ultimo Festival più difficile, dove ho visto un Baudo diverso, perché non è stato uno vincente. Ma anche in quel caso fu un grande gentiluomo che ha saputo assolutamente mostrare la propria faccia di fronte a un risultato non sufficientemente trionfale, prendendosi le proprie responsabilità”.
Chiambretti ha ricordato il fatto che Baudo fosse “divertente anche quando non parlava, perché nel privato spesso usava la faccia, le smorfie, gli occhi che dicevano tantissimo”. L’aneddoto scelto dal conduttore è uno “spiritoso, in una situazione come questa anche lui vorrebbe sdrammatizzare”. I due andavano dallo stesso dentista, “e io ne ho il terrore, anche quando dovevo fare solo la pulizia dei denti mi facevo fare dosi da cavallo di anestesia, mentre lui apriva la bocca e dormiva”. Era “coraggioso, sprezzante del dolore. E credo che anche nella malattia che aveva da molto tempo, l’abbia vissuta come sempre, con coraggio e con la voglia di riprendersi”. “Io penso che Pippo Baudo incarnasse tutti noi, pregi e difetti dell’italiano – ha aggiunto – il fatto che nei suoi spettacoli entrasse spesso e volentieri la politica, l’attualità… Sanremo era una cassa di risonanza, quindi si è trovato a scontrarsi e a risolvere problemi anche con i sindacati, con i lavoratori, con cavallo pazzo, eccetera, era la dimostrazione che avesse un occhio a 360 sui fatti”.
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