Non c’è la prova negli atti che volessero “alterare” i risultati delle partite e anzi “in alcuni casi” quegli “interventi esterni” erano finalizzati “esclusivamente a correggere un evidente e poi riconosciuto errore” arbitrale. Così, con una motivazione che ricalca quella messa nero su bianco dalla Procura di Milano per il filone principale sulle designazioni, quella di Monza, nel giro di meno di due mesi dopo aver ricevuto le carte dai colleghi, ha chiesto l’archiviazione anche della tranche di indagine che riguardava il capitolo delle cosiddette “bussate” alla sala Var di Lissone. In pratica, si era indagato su presunti condizionamenti sulle decisioni di varisti e arbitri: interventi, battendo sul vetro della sala chiusa, da parte di chi non avrebbe dovuto farlo, ossia, per l’accusa, Gianluca Rocchi, ormai ex designatore arbitrale che fece un passo indietro subito dopo lo scoppio di quella che pareva la nuova “arbitropoli”, e l’ex supervisore Var Andrea Gervasoni.
Ora i pm Carlo Cinque e Marco Santini, della Procura diretta da Claudio Gittardi a cui Milano aveva trasmesso gli atti per competenza territoriale, hanno chiesto al gip di archiviare le posizioni di Rocchi, difeso dagli avvocati Antonio D’Avirro e Antonio Bana, e Gervasoni, ma anche degli ex varisti Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo, tutti indagati per concorso in frode sportiva. In sintesi, per i pm monzesi dalle carte dell’inchiesta milanese, passata per intercettazioni e testimonianze senza alcun sequestro di telefoni, non sono emerse condotte “di natura fraudolenta” né il “dolo” per la “alterazione” dei risultati. A metà luglio i pm milanesi, con la firma all’ultimo del titolare dell’indagine Maurizio Ascione, hanno chiesto di archiviare Rocchi anche in merito al filone delle designazioni di arbitri in alcuni match che, per l’accusa originaria, sarebbero state pilotate a favore dell’Inter. E hanno archiviato pure la posizione del club nerazzurro.
Singoli “episodi di interferenza”, ma nessuna prova, per la Procura diretta da Marcello Viola con l’aggiunto Paolo Ielo, di “un sistema strutturato” per “alterare” l’esito delle partite. Sul fronte delle ‘bussate’ erano finite nel mirino (a partire da un esposto di un avvocato veronese) tre gare, tra cui Inter-Verona del 6 gennaio 2024, quella dell’ormai nota gomitata di Bastoni e per la “mancata raccomandazione di una ‘on field review'” all’arbitro da parte di Nasca e Di Vuolo. Poi, il presunto “condizionamento” da parte di Rocchi sull’addetto Var Paterna (indagato a Milano per false informazioni a pm) “in Udinese-Parma del 1 marzo 2025 e due designazioni riguardanti l’Inter”.
A Gervasoni veniva contestato “il preteso condizionamento dell’addetto Var Nasca in Salernitana-Modena dell’8 marzo 2025”. Non si trattava, scrivono i pm di Monza, di verificare “anomalie regolamentari, errori tecnici, rapporti istituzionali impropri, interferenze organizzative”, ma la frode sportiva, che non c’è. Certo, spiegano, viene a galla “un quadro di criticità istituzionali e organizzative nel settore arbitrale, segnato da tensioni interne, contrapposizioni sulla governance, perplessità sulla regolamentazione della sala Var”. E poi ancora “rischi derivanti dalla promiscuità dei rapporti tra organi arbitrali, federazione e società calcistiche”. E questi “profili possono, al limite ed eventualmente, assumere rilievo in altre sedi, disciplinare, regolamentare o politico-sportivo”. La giustizia sportiva ha tutta la documentazione inviata dai magistrati a luglio e nelle prossime settimane la Procura della Figc trarrà le sue conclusioni.
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