Pressing di Zaia sui diritti: ‘Il centrodestra sia più coraggioso’ – Notizie – Ansa.it

Pressing di Zaia sui diritti: ‘Il centrodestra sia più coraggioso’ – Notizie – Ansa.it


   La svolta liberal della Lega è ancora lontana, ma la miccia è accesa. A innescarla, Luca Zaia. Il governatore veneto da poco in pensione sferza il partito sui diritti civili. E lo incalza sul trattamento di fine vita: “Ci vuole una legge in questo paese sul fine vita”.

  La questione gli sta a cuore da tempo ma stavolta le sue parole suonano ultimative. Stavolta di diverso c’è il contesto: il Doge si collega alla reunion del partito convocata in Abruzzo fino a domani. Si chiama ‘Idee in movimento’, meglio di così? E nel pomeriggio per la prima volta è attesa una nemica storica di Matteo Salvini com’è Francesca Pascale, in un dibattito proprio sui diritti. Così, complice anche l’assenza di Roberto Vannacci, Zaia si prende la scena e ammonisce: “Dobbiamo avere il coraggio di buttare il cuore oltre l’ostacolo”.

  Messaggio diretto ai suoi e a tutta la coalizione, perché “come centrodestra non dobbiamo avere un approccio ideologico e lasciare agli altri questi temi”. Tanto “vince sempre la destra liberale non quella liberticida” e fondamentalista. Insiste sul concetto, strappando minuti in più a Claudio Durigon, dominus dell’evento e lì nell’insolita veste di intervistatore. Un appello, quello di Zaia, che raccoglie, tra i suoi, il commento stranito della vicesegretaria Silvia Sardone (“La Lega non si è mai occupata di temi etici e credo debba continuare così”, ammette) e tra gli alleati, la sponda di Antonio Tajani.

  Il leader di Forza Italia ricorda che “sui diritti siamo sempre stati in prima fila” e rilancia la battaglia sullo Ius Italiae, che in realtà gli causò insulti e fischi dai giovani leghisti a Pontida. Tace sul punto Salvini: arriva in serata, ascolta l’ultimo panel e si limita a dire che sono stati “lavori eccellenti”. Domani chiuderà, preceduto da Matteo Piantedosi.

  Di certo il pressing sui diritti civili scuote un po’ la platea ancora in debito di caffè, in mattinata e in una sala al primo piano del resort Aqua montis a Rivisondoli, con doppia piscina e vista sulle cime dell’Appennino. Qui si alternano amministratori, parlamentari, qualche ministro e giovani militanti. Fa un blitz veloce Antonio Angelucci, l’imprenditore-deputato che va via in Ferrari. Non si fa vedere Federico Freni, protagonista dello scontro sulla Consob.

  Accolta da selfie e qualche applauso l’ex fidanzata di Silvio Berlusconi, Francesca Pascale condivide “in pieno” le parole di Zaia. Poi ammette: “Temevo fischi e invece ho trovato più libertà nella Lega che in altri partiti, specie a sinistra” e rivela che siglerà la pace con un messaggio di ringraziamento a Salvini.

 

 

  Da mattina a sera si succedono 14 panel che spaziano dal referendum sulla giustizia all’immigrazione – tema su cui si scalda, come da copione, la coppia Silvia Sardone-Susanna Ceccardi – dall’economia con il ministro Giorgetti (anche lui in collegamento) alla malagiustizia con Luca Palamara. Parola d’ordine dell’evento: ricompattarsi e rilanciarsi, come partito nazionale senza tradire i territori e quindi il sud. Su questo insiste Zaia che va oltre.

  “Quando lanciai l’idea della Csu era per valorizzare i territori, ma capisco che la Lega è una sola e aggiungo ‘indivisibile'” e lì parte l’applauso. E che il destinatario possa essere Vannacci, e gli altri leghisti tentati dal seguirlo in un nuovo partito spesso paventato, non sembra peregrino. Così può essere letta anche la precisazione del capogruppo Riccardo Molinari che mette ordine sulla gerarchia interna: “In un partito leninista come la Lega la linea la detta il segretario federale. Al capogruppo spetta applicarla”.    

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