“I giudici hanno detto che è illegittimo il licenziamento della maschera che alla Scala ha gridato ‘Palestina libera’ e quindi urliamo insieme al teatro ‘Palestina libera!'”: in piazza Scala a Milano come ogni 7 dicembre vanno in scena le proteste in occasione dell’inaugurazione della stagione lirica del teatro. Da un lato è in corso il presidio per il mondo dello spettacolo organizzato dalla Cgil, dall’altro ci sono manifestanti di Cub e proPal insieme.
All’altoparlante, in collegamento telefonico, è intervenuto anche Mohammad Hannoun, presidente dell’associazione palestinesi d’Italia, che ha ricevuto un foglio di via di un anno da Milano.
“Noi e per sempre siamo antisionisti, non antisemiti, e perseveremo. Vi dico di continuare con la vostra mobilitazione e i vostri cortei. Continueremo per denunciare Israele e coloro che lo sostengono per una Palestina libera”.
Anche un gruppo di professori d’orchestra e coristi della Scala, che suoneranno all’inaugurazione della stagione lirica, è sceso in piazza e ha eseguito il ‘Va’, pensiero’ per protestare contro le politiche per lo spettacolo, chiedere attenzione verso il mondo della cultura, finanziamenti adeguati e lo stop alle ingerenze politiche.
“Questo presidio parla a tutto il Paese – ha spiegato il segretario della Cgil di Milano Luca Stanzione – e dice al governo che non ci arrendiamo all’idea che occupino posizioni nella cultura senza occuparsi delle lavoratrici e dei lavoratori e della loro libertà artistica. Bisogna investire nell’economia della conoscenza di cui Milano è capitale invece che nell’economia di guerra”.
Al presidio, a cui hanno mandato messaggi di solidarietà lavoratori del mondo della cultura, dal teatro Bellini di Catania al Regio di Torino al coordinamento delle fondazioni lirico sinfoniche all’orchestra Sinfonica di Milano e Sinfonica siciliana – sono intervenuti anche due lavoratori della Fenice, in mobilitazione da quando è stata annunciata la nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale del teatro.
“Siamo molto preoccupati per quello che è successo. È l’inizio della fine e la cultura non si può piegare a questo. Non possiamo permettere che questa ingerenza – hanno aggiunto i lavoratori in protesta – distrugga il tempio della lirica. Chiediamo il supporto dell’opinione pubblica in questa battaglia: stateci vicini”.
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