I ricercatori guidati da Kevin Ortiz Ceballos hanno individuato i segnali grazie alla rete di radiotelescopi MeerKat in Sudafrica, composta da 64 antenne. Dalle osservazioni sono emersi brevi impulsi radio ripetuti, caratterizzati da onde radio fortemente polarizzate in senso circolare: questa è la firma tipica del fenomeno delle aurore, prodotte dall’interazione di particelle cariche con atmosfera e campo magnetico. Il meccanismo è lo stesso delle aurore che è possibile ammirare sulla Terra.
I segnali così intercettati hanno permesso anche di ottenere indizi sul campo magnetico dell’esopianeta. Gli autori dello studio stimano che Beta Pictoris b possieda un campo magnetico estremamente intenso, migliaia di volte più forte di quello terrestre, e che i radiosegnali possano essere alimentati dalla rapida rotazione del pianeta, che impiega appena 8-9 ore per compiere un giro su sé stesso. Ora, i ricercatori hanno rivolto la loro attenzione verso altri sette esopianeti giganti già noti situati in sistemi stellari vicini che, con un miglioramento della sensibilità degli strumenti, potrebbero presto essere analizzati con lo stesso sistema.
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