I nuovi docenti universitari saranno valutati ogni due anni, e queste valutazioni influenzeranno i fondi destinati agli atenei: chi assume i candidati migliori avrà più fondi. E’ quanto prevede la riforma delle modalità di accesso alla professione universitaria, presentata dalla ministra dell’Università Anna Maria Bernini, approvata dal Consiglio dei ministri. Si prevedono percorsi di reclutamento più facili con l’autocertificazione, rafforzamento dell’autonomia universitaria, maggiore responsabilità degli atenei. Tra le novità che si introdurranno, lo Stato fisserà i requisiti minimi a livello nazionale, ma saranno le università a gestire le selezioni.
Per ‘migliori’, si intende coloro i quali, nel periodo successivo all’assunzione, dimostrano con i loro indicatori di produttività, con le loro pubblicazioni e con la loro attività complessiva, di aver contribuito al miglioramento della qualità delle attività dell’università che li ha reclutati. La riforma prevede inoltre – a quanto apprende l’ANSA – un sistema più semplice e uniforme in cui ogni candidato auto-dichiara, tramite una piattaforma online, il possesso dei requisiti minimi richiesti per partecipare ai concorsi universitari. I requisiti saranno decisi dal ministero dell’Università su proposta dell’Anvur, l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario, e differenziati per settore disciplinare e per fascia tra ordinari e associati.
Verranno inoltre fissati i requisiti minimi a livello nazionale per garantire uniformità e meritocrazia, ma saranno le università a gestire le selezioni, seguendo regole chiare e condivise a livello nazionale. Le novità tengono conto dell’aumento del Fondo di finanziamento ordinario del 2025 di quasi 340 milioni, per un valore assoluto di 9,4 miliardi.
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