L’interfaccia materno-fetale è una struttura temporanea, che si forma circa una settimana dopo la fecondazione ed è composta da cellule dell‘utero e della placenta. Svolge una funzione essenziale, facilitando lo scambio di nutrienti, ossigeno e sostanze di scarto e, al tempo stesso, regolando il sistema immunitario materno perché non attacchi il feto. La sua complessità, tuttavia, ha a lungo impedito di studiarla nel dettaglio.
Per riuscirci, i ricercatori coordinati da Jingjing Li hanno usato strumenti avanzati per analizzare le singole cellule e hanno integrato le informazioni con i dati genetici di oltre 10mila pazienti. La mappa così tracciata ha rivelato un tipo di cellula finora sconosciuto, che sembra regolare quanto in profondità la placenta riesce a penetrare nell’utero, un processo essenziale per mettere in connessione il feto con il flusso sanguigno materno. Gli autori dello studio hanno anche scoperto che queste cellule possiedono un recettore per i cannabinoidi: l’esposizione a queste sostanze, infatti, limita la capacità delle cellule della placenta di invadere l’utero e mette a rischio la gravidanza.
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