Reggio Emilia ‘il giorno dopo’, Kate lascia la parola ‘Sogni’ alla città – Notizie – Ansa.it

Reggio Emilia ‘il giorno dopo’, Kate lascia la parola ‘Sogni’ alla città – Notizie – Ansa.it


“Il giorno dopo Kate” Reggio Emilia ancora fatica a riprendersi dall’emozione e dall’incredibile esperienza di aver accolto e guidato la principessa del Galles alla scoperta dell’Approccio educativo nelle scuole di infanzia per cui è famosa in tutto il mondo. Oltre che indelebili ricordi, la principessa ha lasciato alla città un dono finora rimasto nascosto: la parola “Dreams”, “Sogni”, data all’atelier della scuola Anna Frank visitata il primo giorno della visita quando le hanno chiesto di donare una parola per Reggionarra, festival culturale dedicato all’arte del narrare. Anche la “parola” di Kate si vedrà durante la parata in città del 22 maggio.

A rivelare il dettaglio è Reggio Children che oggi condivide l'”Alfabeto di una visita”, ovvero dalla A di annuncio alla Z di zaffiro (l’anello che fu di Diana al dito di Kate) tutto il backstage e i retroscena più curiosi di come la città si è preparata all’arrivo della principessa e lo ha vissuto. Tra le chicche c’è ad esempio la P di phon, quello cercato e trovato (da un’ausiliaria) al volo durante la visita di ieri mattina alla scuola-oasi Allende nel momento in cui comincia a piovere su Kate mentre è allo stagno ad ammirare i tritoni. Il phon, alla fine, non servirà.

 

La M di mani (ma forse anche di mamma), il momento di imbarazzo quando al Centro Loris Malaguzzi i presenti dopo il lavoro in atelier con la creta si chiedono imbarazzati come stringerle la mano avendo le proprie sporche. Kate taglia corto: “Sono una madre”.

G di gatto: c’è una cuccia nel percorso di Kate, a un certo punto nelle mille chat organizzative spunta questo problema. Lo risolve l’Enpa spostando il rifugio del felino.

La D di donne. Al Comune Kate ha conversato con tre memorie storiche, pioniere, del Reggio Approach: ebbene pochi sanno che ci sono stati attimi di panico nel recupero delle signore per portarle in Comune. Una di loro, Carla Nironi, ha raccontato: “Suonavamo all’Eletta (Bertani, ndr) e non rispondeva, abbiam rischiato di non arrivare”.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA



Source link