REPORTAGE Pavana, il suo rifugio, piange Guccini tra silenzio, lacrime e fiori – Notizie – Ansa.it

REPORTAGE Pavana, il suo rifugio, piange Guccini tra silenzio, lacrime e fiori – Notizie – Ansa.it


C’è un silenzio diverso oggi a Pavana. Lo stesso borgo dell’Appennino tosco-emiliano che Francesco Guccini ha trasformato in letteratura e in musica, fino a dedicarle una delle sue ultime canzoni, Natale a Pavana.
    Oggi quel paese che il cantautore ha raccontato per una vita intera si è fermato. Le imposte della sua casa sono chiuse, all’interno ci sono la moglie Raffaella, la figlia Teresa insieme al marito e al nipote, e i familiari arrivati alla spicciolata, protetti da quel riserbo che Guccini aveva chiesto fino all’ultimo.
    Sabato mattina si terranno i funerali, in forma strettamente privata, come era sua volontà e come ha deciso la famiglia.
    Fuori, invece, è un pellegrinaggio discreto. Nessuna folla, nessun clamore. Solo persone che arrivano una dopo l’altra per lasciare un fiore, un biglietto o restare qualche minuto in silenzio.
    A raccontare il Guccini ragazzo è Lino Pieracini, 82 anni, vicino di casa e amico d’infanzia. È lui a riportare tutti indietro nel tempo, quando il cantautore era semplicemente “Francesco”. “Lo conoscevo da quando eravamo bambini. Era bravissimo. Da ragazzi si sedeva sul muretto della diga di Pavana e iniziava a cantare, mentre noi amici gli stavamo attorno ad ascoltarlo”, racconta.
    Poi affiorano i ricordi più semplici, quelli che nessuna biografia può restituire. “Andavamo nel bosco a rubare la frutta di notte. Sua nonna aveva una casa dove seccava le castagne e ci trovavamo spesso lì. Tante volte era lui a chiamarmi. La casa della nonna l’ha sempre tenuta perché quando arrivavano gli amici li ospitava lì”. Pieracini vive proprio di fronte all’abitazione del cantautore. “Ieri pomeriggio ho visto arrivare l’ambulanza. Sapevo che non stava bene, ma non pensavo che fosse arrivata la fine”.
    Poche centinaia di metri più in là c’è la Caciosteria Due Ponti, uno dei luoghi del cuore di Guccini. Qui Elisabetta Piludu, la cuoca, fatica a trattenere la commozione. “Veniva a mangiare un paio di volte alla settimana, a volte anche di più.
    Per me era saggezza, era cultura, era umanità. Gli chiedevo di tutto: storia, dialetti, popoli. Sapeva sempre rispondere”. Più ancora della fama, ricorda la sua semplicità. “Mi mancherà la sua voce – dice -. Tutta la sua voce”. Anche Irene Taddei, la postina di Pavana e amica della moglie Raffaella, parla con discrezione. “Per noi è una perdita enorme – dice -. Manca una persona importantissima per tutto il paese. Tutte le volte che andavo a casa lui era sempre indaffarato: leggeva, scriveva oppure era impegnato con altre persone”.
    Intanto, davanti alla casa, continuano ad arrivare gli omaggi. Due ragazze partite da Pistoia hanno lasciato un mazzo di fiori con una dedica: “Buon viaggio Francesco”. Un tifoso della Pistoiese ha portato la sciarpa del suo club. Una coppia di Torino, in vacanza in camper sul lago di Suviana, ha voluto fare una deviazione per salutarlo un’ultima volta e lo stesso vale per alcuni fan in arrivo da Roma. È un pellegrinaggio silenzioso, fatto di persone comuni. Le stesse persone che Guccini ha raccontato nelle sue canzoni e nei suoi libri, trasformando Pavana in un luogo della memoria collettiva italiana. Il sindaco di Sambuca Pistoiese, Marco Breschi, ha scelto poche parole: “È inutile ricordare quanto Francesco Guccini abbia significato per la nostra comunità. Basta leggere una sua opera. Oggi rispettiamo la volontà della famiglia di vivere questo momento nella massima riservatezza”. 
   

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