Retromarcia post Brexit, Londra rientra nel programma Erasmus  – Notizie – Ansa.it

Retromarcia post Brexit, Londra rientra nel programma Erasmus  – Notizie – Ansa.it


Contrordine sulla Brexit. Il Regno Unito rientra nell’Erasmus, programma simbolo di scambi di studenti che per diverse generazioni di giovani ha rappresentato il suggello a una certa idea di Europa senza confini. L’intesa, già anticipata dal tam tam dei media, è stata certificata da un comunicato congiunto di Londra e Bruxelles che riapre le porte a un modello di contaminazione e d’incontro abbandonato dall’isola – non senza contestazioni – circa 5 anni fa, al momento della formalizzazione del divorzio. A chiudere il negoziato sono stati i team guidati dal ministro britannico Nick Thomas-Symonds e dal commissario europeo Maros Sefcovic, sulla base della cornice di quel “reset” disegnato nei mesi scorsi dal premier Keir Starmer e dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, per rinsaldare la cooperazione verso relazioni più strette: secondo l’obiettivo indicato dal governo laburista dopo il ritorno a Downing Street seguito alla caduta delle precedenti amministrazioni Tory brexiteer; e rilanciato più di recente come agognato antidoto a una pesante crisi di consensi nata sullo sfondo di difficoltà economiche che una maggioranza crescente di britannici attribuisce ormai anche agli effetti della Brexit. In sostanza viene assicurata la riadesione del Regno – a partire dal 2027 e in cambio del pagamento di una quota – allo schema Erasmus Plus, che coinvolge Paesi dell’Ue e Paesi partner esterni. Schema che l’anno scorso ha mobilitato circa un milione e mezzo di studenti universitari nel Vecchio Continente. “L’adesione all’Erasmus+ rappresenta una grande vittoria per i nostri giovani, poiché mette al primo posto le opportunità abbattendo barriere e ampliando gli orizzonti per garantire che tutti, di ogni estrazione, abbiano una chance di studiare e formarsi” oltre confine, ha dichiarato Thomas-Symonds. “Non si tratta solo di viaggiare, ma di acquisire competenze future, successo accademico e di dare alla prossima generazione accesso alle migliori occasioni possibili: gli accordi di oggi dimostrano che la nostra nuova partnership con l’Ue funziona se ci concentriamo sulle priorità” delle persone concrete, ha poi proseguito il ministro incaricato da Starmer di tessere la trama di un riavvicinamento parziale a Bruxelles da cui restano escluse – almeno per ora – prospettive radicali di ri-associazione al mercato unico o all’unione doganale.

“Oggi compiamo ulteriori passi in avanti nel nostro rinnovato partenariato strategico e riapriamo le porte ai nostri giovani verso esperienze condivise e amicizie durature”, gli ha fatto eco von der Leyen. Nel documento odierno non ci si ferma peraltro all’Erasmus: le parti annunciano infatti di aver concordato pure l’avvio di negoziati sull’integrazione del mercato dell’energia elettrica e di aver definito scadenze per un allineamento più stretto che riduca gli ostacoli nel commercio di alimenti e bevande tra le due sponde della Manica. L’esito positivo di questo negoziato compensa inoltre in parte il fallimento di quello sul programma Safe, per il finanziamento del riarmo europeo, da cui il governo Starmer ha deciso infine di rimanere fuori – a dispetto d’una partnership rafforzata sul fronte della difesa e della cosiddetta ‘Coalizione dei Volenterosi’ per l’Ucraina – a causa dei costi miliardari di adesione. La svolta è stata accolta con entusiasmo dai vertici dell’Unione degli studenti universitari britannici – i quali stimano un totale di 100.000 potenziali beneficiari dell’Erasmus nel 2027 – e da esponenti del fronte politico europeista: tanto a Strasburgo, quanto a Westminster. Come nel caso del leader liberaldemocratico Ed Davey, secondo il quale tuttavia l’esecutivo laburista dovrebbe rimettere ora in discussione l’intero impianto dell’uscita dall’Ue, a partire da un reingresso nell’unione doganale. Mentre sulla trincea di ciò che resta della destra pro Brexit, dai conservatori al rampante partito trumpiano Reform Uk di Nigel Farage, montano mugugni e sospetti. Alimentati anche da quel Boris Johnson che da premier fu promotore in prima persona della controversa uscita dall’Erasmus (e della sua sostituzione con uno schema autonomo di scambi mai decollato davvero, intitolato al grande matematico inglese Alan Turing) in nome d’un presunto squilibrio costi/benefici: lamentando come nell’ultimo anno di fruizione del programma l’isola avesse accolto nei suoi prestigiosi atenei un numero di studenti provenienti dal continente oltre 5 volte superiore a quello dei giovani britannici interessati a seguire corsi universitari di un anno in giro per l’Europa.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA



Source link