Gli ultimi due colpi alla bellezza, che chiudono (si spera) il cerchio di un’estate difficile per il patrimonio artistico, sono avvenuti a distanza di poche ore.
Il primo, al Museo Archeologico di Villena, nella provincia di Alicante, riguarda una delle più importanti collezioni di oreficeria dell’età del Bronzo in Europa. Il secondo, in ordine di tempo, consumatosi al Mak, il Museo di arti applicate di Vienna, riguarda un pezzo iconico della storica maison parigina Van Cleef & Arpels, valore stimato di circa 3,7 milioni di euro.
Poco dopo le 14 di ieri al Mak due ladri, introdottisi come insospettabili visitatori, hanno frantumato con un martello la vetrina per portare via il collier appartenuto alla regina Nazli d’Egitto. Il gioiello, oltre 200 carati, composto da 673 diamanti rotondi e con taglio baguette, disposti secondo un motivo a raggiera, era stato realizzato nel 1939 in stile Art déco dalla storica maison parigina Van Cleef & Arpels per le nozze di Fawzia, la figlia della regina. Presentato dall’azienda come “un pezzo iconico monocromatico che incarna il trionfo della gioielleria bianca”, dieci anni fa era stato battuto a New York per 4,3 milioni di dollari, pari a circa 3,7 milioni di euro, come rende noto la banca dati della casa d’aste Sotheby’s.
Questa volta niente finestre rotte o allarmi saltati. I malviventi hanno pagato regolarmente il biglietto per impossessarsi del prezioso monile, uno dei 500 pezzi esposti fino al 27 settembre nella mostra temporanea dedicata alla maison fondata 120 anni fa a Place Vendôme.
Solo alcune ora prima, al Museo Archeologico di Villena, nella provincia di Alicante, nella notte tra il 26 e il 27 agosto, i ladri erano riusciti a portare via una delle più importanti collezioni di oreficeria dell’età del Bronzo in Europa, con pezzi in oro, argento, ferro e ambra (per un totale di circa 10 kg). Questa volta la refurtiva, sottratta in soli quattro minuti, corrisponde al tesoro, dal valore inestimabile, scoperto nel 1963 dall’archeologo José Maria Soler, risalente a circa il 1.000 avanti Cristo.
Una delle quattro corone sarebbe stata persa durante la fuga. Un contrattempo che ricorda il colpo forse più doloroso di questa nera estate dell’arte, quando, la sera del 15 agosto, malviventi in fuga avevano abbandonato lungo un marciapiede due dei sei dipinti di Antonello da Messina. Il colpo grosso dell’estate, da decine di milioni di euro, aveva sottratto al Museo Accascina tre delle cinque tavole superstiti del Polittico di San Gregorio, firmato e datato 1473, oltre a una tavoletta bifronte con la Madonna col Bambino e il Cristo in Pietà.
Il sistema d’allarme, disattivato da uno dei custodi perché ritenuto un falso contatto, ricorda la dinamica di un furto avvenuto a Vienna, a maggio 2003, quando l’allarme era stato ignorato mentre qualcuno approfittava dei ponteggi del Kunsthistorisches Museum per rubare la Saliera di Francesco I di Benvenuto Cellini.
Non serve andare troppo indietro nel tempo per rintracciare altri colpi celebri. Poco meno di un anno fa il Louvre è stato teatro di uno dei furti più clamorosi della storia. Nella Galerie d’Apollon erano bastati sette minuti per far sparire otto gioielli dal “valore inestimabile” appartenuti a Napoleone. Un caso ancora irrisolto, reso ancora più preoccupante dall’ammissione, da parte della direzione, del flop dei sistemi di sicurezza. Sempre al Louvre il 21 agosto 1911, un impiegato italiano usciva dal museo portandosi sotto il cappotto la Gioconda di Leonardo. L’esito di questo caso internazionale, che vide tra i sospettati persino Apollinaire e Picasso, per fortuna, fu più felice.
Ma nell’estate nera dell’arte non è mancata qualche buona notizia, come il recupero dei dipinti di Renoir, Cézanne e Matisse, per un valore di oltre 10,4 milioni di dollari, sottratti alla Fondazione Magnani-Rocca. Dopo il furto, sul sito del museo, un messaggio: “La bellezza non si porta via sotto il braccio, non è la tela, ma lo stupore che quella tela provoca in chi la guarda”.
In Spagna il furto del tesoro dell’Età del Bronzo
Il Museo di Villena (Alicante), nella Comunità Vaneziana, resta chiuso ‘sine die’ dopo il furto del celebre tesoro di Villena, una delle più importanti collezioni di oreficeria dell’Età del Bronzo in Europa, avvenuto all’alba di ieri, secondo quanto ha comunicato il Comune.
Il tesoro di Villena
Il colpo è stato messo a segno nella notte tra mercoledì e giovedì da almeno tre persone incappucciate, individuate nelle immagini delle telecamere di sicurezza. La polizia giudiziaria della Guardia Civil mantiene aperte tutte le piste per risalire ai responsabili del furto-lampo, che sarebbe stato compiuto in appena quattro minuti. L’allarme del museo è scattato alle 5:23 di giovedì ma, quando sul posto è arrivata la polizia, una manciata di minuto dopo, i ladri si erano già dileguati. Gli agenti hanno trovato rotta una vetrata sulla facciata del museo, dalla quale si sarebbero introdotti e poi sarebbero scappati i malviventi. Poco dopo, un residente ha segnalato che due auto si erano allontanate a tutta velocità in direzione dell’autostrada che collega Alicante con Madrid.
Il tesoro venne scoperto nel 1963 dall’archeologo José Maria Soler in un recipiente interrato nel letto di un corso d’acqua ormai prosciugato nei pressi di Villena, una località di 35mila abitanti nella comunità valenziana. Risale a circa il 1000 avanti Cristo e avrebbe un valore inestimabile. Comprende 66 oggetti di oreficeria, fra cui 11 coppe, 28 bracciali, due recipienti e altri manufatti prevalentemente in oro – per circa 10 kg – oltre a pezzi in argento, ferro e ambra. Dopo il furto è stata recuperata una delle quattro corone caduta durante la fuga dei ladri.
Le autorità hanno escluso un fallo dei sistemi di sicurezza. “Erano tutti attivati”, ha spiegato un portavoce del Comune. Per Mario Hernandez, archeologo dell’Università di Alicante e tra i massimi esperti del tesoro, i malviventi “avevano pianificato tutto nei dettagli. Sapevano come fare il colpo, come agire e come fuggire in una manciata di minuti”.
Proseguono le indagini sul furto delle tele di Antonello da Messina
Si trovavano regolarmente al proprio posto, all’interno del museo, i quattro custodi in servizio al MuMe di Messina mentre i ladri, nel giorno di Ferragosto, rubavano sei dipinti del pittore Antonello da Messina, abbandonandone due durante la fuga, poi ritrovati dalla polizia su segnalazione di una insegnante che ha avvertito il 112. E’ quanto apprende l’ANSA.
Le immagini del sistema di video-sorveglianza confermerebbero la regolare presenza del personale nel luogo di lavoro e smentirebbero dunque le voci, circolate nei giorni successivi al colpo da decine di milioni di euro, secondo cui almeno uno dei custodi si sarebbe allontanato per partecipare alla processione della Vara, in piazza Duomo. Confermato anche che il sistema d’allarme è scattato durante l’intrusione dei ladri e che è stato disattivato da uno dei custodi ritenendolo un falso contatto come riferito agli investigatori che stanno indagando.
L’Ecce Homo torna all’Aquila dopo il Meeting e le polemiche
L’Ecce Homo di Antonello da Messina è tornato all’Aquila nella sua teca del Museo nazionale d’Abruzzo. Si conclude così la trasferta al Meeting di Rimini, dove la tavola è rimasta esposta dal 20 al 27 agosto. Il capolavoro sarà quindi visibile al Castello Cinquecentesco durante i giorni più importanti della Perdonanza Celestiniana. L’opera, acquisita dal ministero della Cultura per la collezione permanente del Munda, aveva lasciato per alcuni giorni la sede aquilana. La teca vuota era stata coperta con un telo, insieme a un avviso per informare i visitatori.
‘Ecce Homo’ di Antonello da Messina
A Rimini l’Ecce Homo ha richiamato migliaia di persone, con lunghe file davanti allo spazio espositivo. Prima dell’incontro con il dipinto, il percorso proponeva alcuni pannelli sulla storia della tavola, sull’acquisizione e sul restauro.
La partenza aveva acceso anche le polemiche. Le perplessità riguardavano la sicurezza del trasferimento e la scelta di esporre un’opera di tale valore in uno spazio fieristico, durante una manifestazione legata a Comunione e Liberazione, proprio nei giorni di Perdonanza. La direttrice del Munda, Federica Zalabra, aveva assicurato il rispetto delle misure previste per la tutela del dipinto.
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