Non sarà un idillio d’amore, ma a San Valentino sboccia la tregua tra Europa e Usa. Perché Marco Rubio sceglie la parte del ‘poliziotto buono’ e nel suo atteso – quasi temuto – discorso alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco cambia i toni rispetto allo scioccante attacco di JD Vance dello scorso anno. E tende una mano al Vecchio Continente: Washington “vuole che l’Europa sia forte” perché “il nostro destino è intrecciato al vostro”, ha spiegato il capo della diplomazia americana, rassicurando i leader della platea bavarese sul fatto che gli Usa “non cercano di dividere, ma di rivitalizzare l’antica amicizia” transatlantica.
Parole accolte con sollievo, ma anche con cautela dai leader europei convinti della necessità, espressa a Monaco da Ursula von der Leyen, di proseguire in un percorso di “un’Europa più indipendente” nella sua sicurezza. Se da una parte cambiano i toni rispetto a un anno fa, la musica americana resta la stessa. E così, il segretario Usa descrive “l’illusione della fine della storia” dopo la Seconda guerra mondiale come il peccato originale di tutte quelle ‘derive’ tanto care a Donald Trump: “La visione dogmatica del libero commercio”, “la setta del clima con politiche energetiche che ci hanno impoveriti”, “la ricerca di un mondo senza confini che ha aperto le porte all’immigrazione di massa”. Ma stavolta non si punta il dito verso le cancellerie europee. Rubio parla invece di “errori che abbiamo fatto insieme”. Per i quali “abbiamo il dovere nei confronti del nostro popolo di affrontare la realtà”. Per questo, “sotto Donald Trump, gli Stati Uniti vogliono assumere il compito del rinnovamento e della ricostruzione della nostra civiltà” che se da una parte “siamo pronti a realizzare da soli, è nostra preferenza farlo insieme a voi”.
La ricetta rimane quella del tycoon: difesa delle nazioni, controllo le frontiere, fine della de-industrializzazione, e una riforma delle Nazioni Unite che secondo il diplomatico Usa “non hanno avuto alcun ruolo” nel risolvere i conflitti. “In un’epoca di titoli che annunciano la fine dell’era transatlantica, sia chiaro a tutti che questo non è né il nostro obiettivo né il nostro desiderio. Noi saremo sempre figli dell’Europa”, ha assicurato Rubio, modellando un discorso di furbizia per strizzare l’occhio a un certo orgoglio europeo, celebrando “l’esploratore italiano” Cristoforo Colombo, “le prime colonie fondate dagli inglesi”, gli agricoltori tedeschi “che trasformarono il Midwest”. Fino a ricordare quando “siamo morti fianco a fianco sui campi di battaglia da Kapyong a Kandahar”. “Oggi sono qui per chiarire che l’America sta tracciando la strada per un nuovo secolo di prosperità. E che ancora una volta vogliamo farlo insieme a voi, nostri cari alleati e nostri più vecchi amici”: il discorso si conclude, applausi e standing ovation. “Non so se ha colto il sospiro di sollievo”, chiede a Rubio il presidente dell’Msc Wolfgang Ischinger. Il pericolo di un Vance-2 rientra, e quella “frattura” esposta venerdì da Friedrich Merz sembra essere meno profonda. “E’ stato un discorso positivo” che dimostra come “le relazioni transatlantiche siano salde”, ha assicurato Antonio Tajani. Ma nonostante l’ottimismo, nei corridoi bavaresi la recensione è che il diplomatico Usa sia stato certamente più cortese rispetto a Vance, ma non ha illustrato alcun cambiamento sulla linea dell’amministrazione Trump.
“E’ stato un buon inizio” per il futuro, ma “non abbiamo bisogno di altri consigli”, ha detto il capo della diplomazia tedesca Johann Wadephul. Così, mentre Zelensky invoca “unità transatlantica” contro la Russia, l’Europa non può fare altro che rimanere prudente e confermare l’impegno a rafforzare il pilastro europeo della Nato, a vantaggio della propria sicurezza. Un concetto ribadito per tutta la seconda giornata di Conferenza di Monaco, a partire da Ursula von der Leyen che ha insistito sulla necessità per l’Europa di “diventare più indipendente” dalla difesa all’energia. E anche Keir Starmer ha scelto il palco di Monaco per archiviare lo spirito della Brexit – “non siamo più la Gran Bretagna di quegli anni” – e promuovere “una Nato più europea”. Prima di annunciare lo schieramento di portaerei nel Nord Atlantico per un duplice messaggio: rispondere alle richieste americane di sicurezza nell’area e rafforzare la presenza europea nella regione teatro di maggiori tensioni con Washington.
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