Rubio esclude l’invasione della Groenlandia e vola a Copenaghen – Notizie – Ansa.it

Rubio esclude l’invasione della Groenlandia e vola a Copenaghen – Notizie – Ansa.it


Donald Trump sta valutando “seriamente” l’acquisizione della Groenlandia. Pur non chiudendo del tutto la porta a un’operazione militare, che per il commander-in-chief resta sempre “un’opzione”, la Casa Bianca ammorbidisce i toni, probabilmente per placare la dura reazione in casa e all’estero nel pieno della crisi venezuelana.

Con la Francia che ha annunciato di essere al lavoro con i suoi partner su un piano di reazione qualora gli Stati Uniti dovessero invadere la Groenlandia con la forza.

Il timore è quello di un’operazione in stile Caracas. Ma il segretario di Stato americano “lo ha escluso”, ha rassicurato il ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot, dopo aver parlato con Marco Rubio che ha annunciato un viaggio a Copenaghen la prossima settimana. Una missione in Danimarca per iniziare a gettare le basi di una trattativa, probabilmente.

Anche alla luce di alcune indiscrezioni di stampa secondo cui il modello al quale guarda il tycoon è un accordo di associazione, ma escludendo i danesi, sulla falsa riga di quei ‘Cofa’ che gli Usa hanno già fatto con alcune isole del Pacifico. Alla riunione parteciperanno anche le autorità groenlanesi: “Siamo noi ad aver chiesto l’incontro”, ha fatto sapere il governo autonomo dell’isola.

 Si sono affrettati a gettare acqua sul fuoco anche i repubblicani alleati di Trump. “Non credo che nessuno stia pensando di usare la forza militare in Groenlandia. Stanno valutando le vie diplomatiche”, ha spiegato lo speaker della Camera Mike Johnson.

La portavoce della Casa Bianca ha ribadito che la “prima opzione per il presidente è sempre la via diplomatica e per questo sta attivamente discutendo l’acquisto” della Groenlandia. Per rafforzare la sua tesi, Karoline Leavitt ha portato l’esempio del Venezuela: “Trump ha cercato un accordo con Nicolas Maduro” ma non lo ha trovato e, quindi, è passato all’azione.

Un parallelo non rassicurante gli europei: il “Trump imperialista”, così come lo ha definito il New York Times, ha causato “panico” e “sconcerto” nel Vecchio Continente dove, almeno pubblicamente, le reazioni alle mire del commander-in-chief ci sono state ma non sono state durissime.

La partita della Groenlandia si incrocia infatti con la necessità di fornire all’Ucraina – e di conseguenza all’Europa – garanzie di sicurezza certe contro la Russia nell’ambito di un piano di pace. E l’impegno americano in questo senso è cruciale.

Sull’isola nell’Artico si gioca anche, secondo l’Europa, il futuro della Nato. “Saremo sempre al fianco della Nato, anche se loro non ci saranno più per noi. L’unica nazione che Cina e Russia temono e rispettano è il presidente degli Stati Uniti”, ha osservato il presidente americano sul suo social Truth, mettendo in evidenza come Pechino e Mosca non temono un’alleanza atlantica senza gli Stati Uniti.

‘Conquistare’ la Groenlandia con le sue risorse minerali – quelle terre rare essenziali per gli Stati Uniti – e la sua posizione strategica per le rotte sull’Atlantico, consentirebbe a Trump di mostrare i muscoli proprio alla Russia e la Cina, le grandi rivali.

Gli Stati Uniti godono già di un accesso militare molto ampio in Groenlandia e, grazie a un accordo che risale ai tempi della Guerra Fredda, possono “costruire, installare, mantenere e gestire” basi militari in tutta l’isola, oltre a poter “ospitare personale” e “controllare atterraggi, decolli, ancoraggi, ormeggi, movimenti e operazioni di navi, aeromobili e mezzi nautici”.

Trump, che da anni loda le sue doti nello stringere accordi e fa spesso riferimento al suo libro ‘Art of the Deal’, si augura di riuscire a mettere le mani su quella Groenlandia, da cui è ossessionato da anni. E spera di poterlo fare con l’appoggio del movimento Maga: la sua base – è la convinzione – appoggerebbe l’annessione visto che sarebbe in grado di infliggere un colpo probabilmente fatale all”odiata’ Nato.

Portare a casa la Groenlandia significherebbe inoltre per Trump salire alla storia come un nuovo Thomas Jefferson (che nel 1083 acquistò la Louisiana per 15 milioni) o ancora meglio come il suo “eroe” William McKinley, il presidente durante l’età dell’oro che ha guidato gli Stati Uniti a colpi di dazi e guerre coloniali (ha annesso le Hawaii nel 1898).

Per i democratici l’assalto in Venezuela e le minacce alla Groenlandia sono solo delle ‘distrazioni’ rispetto ai problemi interni. A preoccupare però è la possibilità che un Trump sempre più sotto pressione sul fronte interno – fra le carte di Epstein e l’attesa decisione della Corte Suprema sui dazi – possa spingerlo a gesti “disperati” e a concretizzare, costi quel che costi, la sua tentazione di andare alla conquista Groenlandia. 

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