“Arrivare qui alla mia età spero sia d’esempio per i giovani che credono nei sogni”. Sal Da Vinci, da quel sabato sera di febbraio che lo ha visto incredulo vincere il Festival di Sanremo con Per sempre sì, guarda ancora con stupore agli ultimi mesi vissuti che a 57 anni gli hanno regalato una popolarità inaspettata. “Io mi sento un operaio, un artigiano della musica, un dispensatore di sentimenti – racconta, il giorno dopo la prima esibizione sul palco dell’Eurovision Song Contest a Vienna, che lo vede tra i protagonisti e dove nella finale di sabato cercherà di riportare la manifestazione canora in Italia, supportato dai bookmaker che lo vedono nella top 5 -. Sono un operaio che è arrivato dal basso, ma ho tanto sognato e sperato. Molti di quei sogni si sono infranti, ma ora mi sembra di continuare a sognare a occhi aperti. Il tempo è galantuomo. E ai giovani dico che quando il talento c’è, prima o poi viene fuori, non c’è bisogno di affrettare i tempi. E ora voglio cantare per quelli che non hanno realizzato i loro sogni, per quelli che vengono dal basso e hanno faticato. Non bisogna avere paura, io non ne ho mai avuta. Al massimo sono stato timoroso, ma ho sempre perseverato”.
Già, perché Sal sul palco la prima volta è salita che era solo un bambino (e ora si appresta a festeggiare i 50 anni di carriera), ma il vero successo è arrivata di recente: prima con la hit Rossetto e Caffè, uscita a giugno 2024, e poi con Per sempre sì.
“Non ho mai capitato il sistema dei numeri, ma forse l’attenzione è arrivata perché la gente aveva bisogno di un bagno di sentimenti, di semplicità”. Per sempre sì, da febbraio, ha accumulato oltre 37 milioni di streaming (facendone il brano più ascoltato dell’Eurovision), mentre Rossetto e Caffè veleggia serenamente oltre i 500 milioni.
“Sorprendente per me che non ho più 20 anni, che non nasco dalle piattaforme, ma dal negozio di dischi. Ma credo che quando facciamo gli italiani, senza scimmiottare altri, non ce n’è per nessuno. Io però sono sempre me stesso, quello che facevo prima, lo faccio anche ora. Non mi sono fatto prendere dalla logica del consenso. Un anno non cambia le sorti di Sal uomo né di Sal artista”. In questo momento fortunato Sal Da Vinci annuncia anche l’uscita del nuovo album per il 29 maggio, il cui titolo è lo stesso del brano sanremese.
“È un altro biglietto da visita. Un libro fatto di pagine del quotidiano, racchiuse in un mondo di sentimenti. Questo disco racconta un viaggio, varie fotografie che ho scattato al mondo che mi gira intorno. C’è la poesia, c’è mio figlio, c’è il mondo delle donne per come le vedo”. E a questo proposito, Sal si accalora contro chi lo ha tacciato di cavalcare gli stereotipi e di rimandare un’immagine della donna e dell’Italia (anche con una coreografia diventata ormai virale) non veritiera: “Chi parla di stereotipi vuole solo alimentare la polemica o lo fa perché si sente inferiore. Porto una canzone, una messiscena che crea simpatia (all’Eurovision sul palco ha portato anche una sposa – la ballerina Francesca Tocca – in abito con sottogonna tricolore). E allo stesso tempo genera leggerezza. Quando una canzone è popolare diventa ‘alta’, tutto il resto è noia”.
E rivendica di essere figlio di un’Italia che ha tra i suoi padri Toto Cutugno e Domenico Modugno. “Mi sento anche fratello di Renato Zero: io sono italiano e voglio fare l’italiano. E rivendico di arrivare da una città importante come Napoli, la mia napoletanità è un valore aggiunto”. Grande tifoso della squadra della sua città, non baratterebbe però lo scudetto o la Champions con l’Eurovision: “Mi piacerebbe se il Napoli vincesse in Europa, ma dal punto di vista personale non so se mi ricapiterà più un’occasione del genere. Non so quello che succederà, ma ce la metterò tutta e sarà quel che sarà, decide il cielo”. E anche per questo, nei giorni scorsi, si è tirato fuori dalla polemica sulla presenza di Israele a Vienna: “La musica unisce e non divide, è inclusiva. A Vienna rappresento il mio Paese in un’occasione per me importantissima. Non guardo le idee politiche”.
Per Sal c’è in arrivo anche un’estate di intensa attività live, tra rassegne e grandi palchi in tutta Italia, che culminerà con una tripletta nella sua Napoli, prima del ritorno in autunno nei teatri per celebrare i 50 anni di carriera. “A tornare indietro, a quel bambino che era al suo debutto direi di rimanere vero, di non farsi abbindolare dai clamori”.
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