Assenza prolungata dei controlli di sicurezza nei locali pubblici di Crans-Montana e sopralluoghi non abbastanza approfonditi: la procura di Sion, che sta indagando sulla strage di Capodanno nel Constellation dove sono morte 40 persone e 116 sono rimaste ferite, si sta concentrando ora sulle responsabilità del Municipio della stazione sciistica.
Dopo Jacques Moretti e Jessica Maric, proprietari del discobar, le indagini si allargano a due funzionari pubblici: Christophe Balet, responsabile del servizio di sicurezza pubblica del Comune e il suo predecessore Ken Jacquemoud.
Di fronte alla svolta investigativa rimane alta l’attenzione delle autorità italiane, che sperano di concretizzare al più presto la collaborazione tra le procure di Sion e Roma. Per il momento, però, l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornago, richiamato a Roma sabato scorso, rimane ancora lontano da Berna. Dovrebbe rientrare quando sarà costituita una squadra investigativa comune italo-svizzera, cosa tutt’altro che certa. “Non c’è alcun incidente diplomatico con la Svizzera – ha ribadito il ministro degli Esteri Antonio Tajani – Soltanto pretendiamo che si faccia giustizia”. E l’Italia “ha chiesto anche indagini congiunte perché ci sono morti e feriti italiani, non è una questione secondaria per noi”.
L’allargamento dell’inchiesta di Sion, come era ampiamente prevedibile, coinvolge un’amministrazione locale che non aveva effettuato sopralluoghi nel locale della strage da cinque anni e che nel 2025, su 128 esercizi pubblici della località, ne ha controllati solo 40. I nomi dei due indagati non sono nuovi. Nelle scorse settimane erano infatti già comparsi negli atti come persone informate sui fatti.
Christophe Balet è il funzionario comunale che il 3 gennaio ha trasmesso agli inquirenti il dossier con mappe, planimetrie, lettere e documenti amministrativi riguardanti l’edificio del Constellation dalla sua costruzione nel 1967 ad oggi.
Mentre Ken Jacquemoud, attuale responsabile della sicurezza del comune di Val d’Illiez, viene citato da Mickael Guerra, legale di alcune famiglie delle vittime, che ne aveva chiesto l’interrogatorio: “In qualità di ex funzionario e tenuto conto della sua posizione gerarchica, – scrive alla procura di Sion – egli sarà in grado di riferire utilmente in merito ai controlli effettuati”.
Parallelamente proseguono gli interrogatori negli uffici della procura di Sion, dove oggi è stata sentita la donna che il 31 dicembre del 2019 girò, nel Constellation di Crans-Montana, un video in cui si vedono le bottiglie di Champagne con la candela pirotecnica che si avvicinano al soffitto e si sente un cameriere del locale gridare ‘Attention à la mousse! Faites gaffe à la mousse’, cioè ‘Attenzione alla schiuma! Occhio alla schiuma!’, alludendo al pericolo di incendio del soffitto, ricoperto di materiale fono assorbente. Proprio quello che è accaduto sei anni dopo.
Un incubo che ricordano bene i familiari delle vittime e i sopravvissuti. Come Eleonora Palmieri, la 29enne riminese ustionata nel rogo, che è stata dimessa oggi dall’ospedale Bufalini di Cesena. E altri che sono ricoverati al Niguarda potrebbero seguirla, magari durante le Olimpiadi, come ha auspicato l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso. “Il percorso non si esaurisce qui, è una strada che per me durerà almeno un paio d’anni – ha scritto Eleonora – Inizia ora una fase di ricostruzione, grazie a chi ha curato le mie ferite e chi continua a sostenermi”. Quel sostegno che, a migliaia di chilometri di distanza, ha avuto il papà di Emanuele Galeppini, una delle sei vittime italiane, che a Dubai ha incontrato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
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