Uno ‘schiaffo’ per Emmanuel Macron, una decisione destinata a far discutere, ma soprattutto un epilogo duro da digerire per l’Eliseo: perché inatteso e perché sanziona una legge fortemente voluta dal presidente, che ne aveva fatto una bandiera e ne aveva a lungo vantato gli effetti benefici sugli adolescenti. Il Consiglio costituzionale, massimo organo giurisdizionale francese, ha “censurato” – respingendone molti aspetti fondamentali – il divieto per i minori di 15 anni di visitare e intervenire sui social network.
Per i cosiddetti “Saggi”, la legge del governo Lecornu comporta una “violazione sproporzionata” alla libertà d’espressione dei minorenni. Immediatamente, in questa vigilia di Ferragosto in cui la politica francese stava tirando il fiato, Macron ha ordinato la contromossa chiedendo al primo ministro, Sébastien Lecornu, già impegnatissimo fra incendi e preparazione di una quanto mai difficile finanziaria, di “lavorare” a una “riscrittura giuridicamente robusta” della legge che vieta i social ai giovanissimi. E di farlo “nel più breve tempo possibile”. L’Eliseo ha parlato di “determinazione assoluta” del capo dello Stato a varare “entro la primavera 2027” questa legge che gli sta particolarmente a cuore per le conseguenze nefaste sulla dipendenza dei ragazzi al web. Si tratterebbe per Macron di mantenere una promessa cruciale del suo secondo mandato presidenziale a un mese dalla sua definitiva uscita dall’Eliseo.
A chiamare i “Saggi” a statuire sulla costituzionalità della legge anti-social, sono stati alcuni deputati socialisti e della sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon, La France Insoumise. Nel mirino l’articolo 1 della legge che mira a proteggere i minorenni dallo strapotere dei social. Il Consiglio ha trovato che la disposizione che vieta i social agli under 15 “viola in modo non adeguato, non necessario e non proporzionato” quella che deve comunque essere la loro libertà di espressione e di comunicazione. E questo pur ammettendo “l’esigenza costituzionale di proteggere l’interesse superiore dell’adolescente”. Di fatto la disposizione, ispirata e successivamente esaltata da Macron, rischia di essere “applicata a servizi di comunicazione online i cui rischi per la salute e la sicurezza dei minori – giudica il Consiglio costituzionale – non sono stati accertati”.
Messa in calendario per entrare in vigore dal 1 settembre, la legge avrebbe previsto l’esclusione dei minori di 15 anni dai vari TikTok, Snapchat, X, Instagram, ma anche dalle funzionalità sociali di siti come YouTube, Whatsapp, Messenger, da alcuni videogiochi online. Eccezioni (troppo limitate per i giudici) erano state previste per le enciclopedie online e le app di istruzione e scientifiche. Gli effetti nefasti, che per i “Saggi” non sono dimostrati, riguardano i casi sempre più numerosi di ansia, depressione, disturbi del sonno, molestie online, ai quali il governo francese avrebbe voluto porre un argine. Con l’appoggio, che cresce ormai di anno in anno in intensità, di associazioni per la difesa dei minori. Forte di un consenso diffuso nella società ma difficile da compattare, il giudizio dei “Saggi” spiega che, pur giustificato nella sua intenzione a protezione dei minori, il provvedimento legislativo vieta indistintamente tutti i social network e coinvolge tutti i minori di 15 anni. E i giudici, a questa disposizione indiscriminata, sono sobbalzati: affinché il divieto sia conforme alla Costituzione, la legge deve tenere conto delle funzionalità e dei rischi posti da ciascuno dei singoli social. Identico rimprovero di non fare distinzione è stato rivolto all’articolo che indica “indistintamente tutti i giovani minori di 15 anni, senza adattarsi alla loro età, al grado di maturità, alla situazione familiare”. Inoltre, il Consiglio bacchetta il governo anche per “non aver lasciato alcun margine ai genitori di autorizzare certi social network e non altri ai loro figli”.
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