Ci voleva il volto stremato di una donna di 87 anni, portata via in barella dalla casa dove aveva vissuto per 71 anni, perché la crisi abitativa esplodesse in Spagna in tutta la sua drammaticità. Maricarmen Abascal, disabile e pensionata, aveva sempre pagato l’affitto dell’appartamento nel quartiere madrileno del Retiro, fino a quando l’immobile è stato acquistato nel 2018 dalla società Urbangestion, che ha moltiplicato per 5 il canone, fino a 2.650 euro. E ha reso la sua permanenza economicamente insostenibile, respingendo finanche l’offerta del musicista James Rhodes di pagare l’affitto per l’anziana.
Dopo 7 anni di battaglia giudiziaria, lo sfratto è stato eseguito mercoledì, preceduto da scontri fra centinaia di attivisti e vicini – rimasti l’intera notte a presidiare la casa di Maricarmen – e il massiccio cordone di agenti in tenuta antisommossa. La scena, in diretta tv, con l’anziana stremata portata via in ambulanza, ha trasformato Maricarmen nel simbolo di un’emergenza sociale, economica e politica che coinvolge ormai milioni di spagnoli.
A migliaia si sono riversati spontaneamente in piazza in una dozzina di città, da nord a sud del Paese, da Barcellona a Valenzia, da Siviglia a Oviedo, uniti nell’urlo di indignazione: ‘Marisol no estàs sola!’. In diecimila solo a Madrid, convocati sui social dal Sindicato de Inquilinos davanti all’edificio del quartiere chic di Chambery, dove la Comunità autonoma ha acquistato un attico terrazzato di oltre 200 metri quadri per 6,3 milioni di euro di fondi pubblici, inizialmente destinato alla governatrice Isabel Ayuso (Partito Popolare). Al grido di ‘Vergogna!’ hanno invocato il diritto alla casa e misure contro gli sfratti e gli affitti alle stelle, raddoppiati in dieci anni: aumentati dell’82,7% a Madrid e del 94,9% a Barcellona, secondo Deutsche Bank.
Naturalmente, l’emergenza abitativa non riguarda solo la capitale, da due anni in cima alla classifica globale delle città più richieste per gli immobili di lusso e con gli affitti più alti del Paese. La normativa statale che in Spagna consente di limitare i canoni nelle cosiddette “zone di mercato residenziale sotto tensione”, è stata adottata solo in un pugno di regioni. Mentre la Banca di Spagna stima un deficit abitativo di 750.000 alloggi a fronte di un patrimonio edilizio pubblico dell’1,5%, rispetto a alla media europea dell’8/9%.
Sul delicato dossier, Pedro Sanchez aveva promesso di “impiantare il quinto pilastro dello stato sociale” nella legislatura, fra l’altro con un piano decennale per la costruzione di 100mila alloggi. Ma rischia ora di esplodere proprio in vista delle elezioni del 2027, nello scontro apertamente politico. Da New York, il premier ha definito quella di Maricarmen “una tragedia sociale che non possiamo accettare”, puntando il dito sul Comune e la Comunità di Madrid “più preoccupata a comprare con soldi pubblici un attico, che a risolvere un dramma sociale”.
Ayuso ha replicato accusando il governo centrale: “Ieri si è effettuato uno dei 25.500 sfratti eseguiti ogni anno in Spagna”, ha detto, “per ordine giudiziario e in applicazione della legge che Sanchez e i suoi alleati hanno avuto 8 anni di tempo per modificare e non lo hanno fatto”.
Dietro lo scontro c’è il nodo irrisolto del decreto legge sulla casa – che include la sospensione degli sfratti per le persone vulnerabili – bocciato ad aprile dal Parlamento con l’opposizione delle destre, Pp e Vox, alle quali si era unito Junts per Catalunya. L’esecutivo Psoe-Sumar è stato costretto a ritirarlo nuovamente ad agosto, per mancanza di appoggi.
Ma la drammatica vicenda di Maricarmen, con l’indignazione che monta, sembra ora aver aperto una “finestra di opportunità” per sbloccare un accordo finora impedito dai veti incrociati. Anche se restano profonde differenze, incluso in campo progressista, dove Sumar chiede il congelamento degli affitti e l’esproprio dell’alloggio in situazioni come quella di Maricarmen, al quale però i socialisti si oppongono.
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