La richiesta di rinvio a giudizio per Begona Gomez, moglie del premier Pedro Sanchez, arriva al culmine di un’inchiesta lunga quasi due anni e apre un nuovo fronte di tensione istituzionale tra governo e parte del potere giudiziario. E accende lo scontro politico frontale in Spagna. Il giudice Juan Carlos Peinado ha chiuso l’istruttoria ipotizzando quattro reati: traffico di influenze, corruzione negli affari, malversazione e appropriazione indebita. Ora la parola passa alle parti: accusa e difesa hanno cinque giorni per presentare le loro conclusioni. Un passaggio che precede la scelta sull’apertura del dibattimento, con la possibilità – tuttavia già contestata dal Tribunale di Madrid – che sia celebrato davanti a una giuria popolare. Nel corso dell’istruttoria, la procura ha chiesto più volte l’archiviazione del procedimento, mentre le accuse ‘popolari’ – associazioni di estrema destra e Vox – si sono sempre opposte all’archiviazione. Nelle 38 pagine dell’ordinanza, Peinado usa toni durissimi: “Le condotte che provengono da palazzi presidenziali, come in questo caso, appaiono più proprie dei regimi assolutisti, per fortuna dimenticati nel nostro Stato”, afferma. E sostiene che Gomez avrebbe “influenzato” autorità accademiche e funzionari, avvalendosi “della relazione personale con il presidente del Governo”, per ottenere “interlocuzioni istituzionalmente eccezionali”, anche attraverso incontri alla Moncloa.
Il cuore dell’impianto accusatorio ruota attorno alla sua attività accademica, come co-direttrice di un master all’Università Complutense di Madrid. Dall’arrivo di Sanchez alla segreteria del Psoe e al governo, nel 2018, secondo Peinado, sarebbero state prese alcune “decisioni pubbliche” che hanno “favorito” il progetto della Gomez della cattedra di Trasformazione sociale competitiva, “ottenuto sfruttando in mondo singolare la sua posizione relazionale”. Secondo l’istruttoria, la raccolta dei fondi privati legata al master sarabbe stata “solo la facciata di una retribuzione occulta”, in cambio di vantaggi per aziende coinvolte in appalti pubblici. Per tutto ciò, la ‘primera dama’ si sarebbe avvalsa della sua assistente alla Moncloa, Cristina Alvarez, per la quale Peinado ha anche chiesto il rinvio a giudizio, assieme all’imprenditore Juan Carlos Barrabés. La decisione, resa nota mentre Sanchez è in visita ufficiale con la consorte in Cina, su invito delle autorità di Pechino, ha scatenato la reazione “indignata” del governo. Il ministro di Presidenza e Giustizia, Felix Bolanos, parla di “danno irreparabile” al “buon nome della giustizia” e assicura che “un tribunale superiore, imparziale, revocherà la decisione”. Mentre il Psoe denuncia la “giustizia a orologeria”, parte di una strategia di pressione politica contro il premier, attraverso il suo entourage. Colpito anche con il rinvio a giudizio del fratello, Daniel Sanchez, per presunte “irregolarità” nella creazione della posizione dirigenziale presso il Consiglio provinciale di Badajoz. A rafforzare i sospetti, per i socialisti, anche la coincidenza della richiesta di rinvio a giudizio di Gomez nello stesso giorno in cui al processo sulla ‘Operazione Kitchen’ sulla presunta trama di spionaggio nell’ex governo del Partido Popular, è riemerso il nome dell’ex premier Mariano Rajoy, confermato dall’ispettore capo dell’inchiesta. Lo scenario dei numerosi fronti giudiziari aperti – incluso l’altro processo in corso sul caso mascherine di presunte tangenti negli appalti durante la pandemia, che coinvolge l’ex ministro José Luis Abalos e altri dirigenti del Psoe – scuote il panorama politico in Spagna alla vigilia delle elezioni in Andalusia, la regione più popolosa, con 9 milioni di abitanti, previste il 15 maggio. Considerate la prova generale delle politiche 2027.
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