“Parte essenziale della strategia europea di governo del digitale è anche la regolazione dell’altrimenti illimitato potere privato delle piattaforme”, ha detto il presidente del Garante per la privacy Pasquale Stanzione, alla presentazione della Relazione annuale, ricordando che il Regolamento sul targeting politico assegna alle Autorità “un ruolo rilevante nell’impedire che la profilazione e la selezione dei contenuti alteri le dinamiche democratiche”. “Alle piattaforme si rischia – ha aggiunto – altrimenti di delegare la definizione delle libertà e l’esercizio della democrazia, ridisegnando una verticale del potere”.
Dall’uso dell’IA possono nascere “pericoli intollerabili” soprattutto per i minori che, come nativi digitali, “intessono con le neotecnologie un rapporto quasi osmotico, con indubbi benefici ma anche, talora, rischi notevoli”, ha rimarcato Stanzione sottolineando che “ciò su cui è necessario il massimo rigore è il rispetto degli obblighi di age verification e, soprattutto, una comune alleanza delle istituzioni e delle comunità educanti per la promozione della consapevolezza digitale dei minori”.
“Gli algoritmi sono spesso utilizzati per produrre deepfake, generalmente in danno di donne o minoranze; di coloro i quali sono ritenuti, per natura, rappresentazione o circostanza, più fragili. Anche per questa ragione, il Garante è intervenuto, nel corso dell’anno, rispetto a istanze di tutela inerenti la temuta diffusione di immagini artefatte mediante IA, espressiva di una forma di prevaricazione ulteriore rispetto al sextortion e al revenge porn, che ha impegnato l’Autorità in 823 procedimenti nel 2024”.
“Giurisdizione e informazione sono due presidi essenziali della democrazia, il cui rapporto si snoda attorno a un equilibrio delicatissimo tra indipendenza e responsabilità. Raccontare la giustizia è, quindi, un’attività tanto importante quanto complessa, nel costante tentativo di coniugare istanze molteplici quali il diritto di informazione, la “trasparenza” dell’amministrazione della giustizia, il diritto di difesa, la privacy delle parti e dei terzi a vario titolo coinvolti nel processo”, ha rimarcato il presidente Stanzione. “Anche quest’anno, il Garante è dovuto intervenire per richiamare gli organi d’informazione al rispetto del criterio di essenzialità dell’informazione, a fronte di eccessi come nel caso della diffusione dei colloqui intercettati, in carcere, tra l’imputato di un noto femminicidio e i genitori – ha detto ancora -. Il principio di essenzialità dell’informazione costituisce infatti, soprattutto in contesti di tale drammaticità, l’unico argine al rischio di sensazionalismo in cui può degenerare la cronaca giudiziaria. Per questo e per evitare una paradossale vittimizzazione secondaria, il Garante ha avvertito i media dell’illiceità connessa all’eventuale diffusione del video dell’autopsia di Chiara Poggi, oggetto di un recente provvedimento di blocco”. “La valutazione della reale funzionalità del dato ai fini informativi deve essere, del resto, ora condotta anche alla luce della maggiore selettività imposta dalle recenti riforme sul terreno della pubblicità degli atti di indagine – ha sottolineato Stanzione -. Soprattutto rispetto alle intercettazioni, sono state infatti accentuate le garanzie di riservatezza dei terzi, anche circoscrivendo l’ambito circolatorio (endo ed extra-processuale) dei contenuti captati, a tutela della privacy di tutti i soggetti (non solo le parti) le cui conversazioni siano captate”.
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