Trasferirsi in modo permanente nel Regno Unito è destinato a diventare “un privilegio”. Il governo laburista del premier Keir Starmer tira dritto con la sua stretta radicale sull’immigrazione, e dopo aver preso di mira con misure draconiane quella illegale e i richiedenti asilo, con l’obiettivo di ridurne drasticamente il numero, oggi si è concentrato su quella legale, sempre nell’ottica di contenere la crisi di consensi e porre rimedio ai risultati fallimentari rispetto al promesso controllo dei confini.
“Stabilirsi in questo Paese per sempre non è un diritto, ma un privilegio, e va guadagnato”, ha tuonato la ministra dell’Interno, Shabana Mahmood, presentando alla Camera dei Comuni i contenuti di una riforma che viene descritta come “la più importante” in mezzo secolo. Salta subito agli occhi l’estensione del periodo minimo per fare richiesta per un permesso di soggiorno permanente nel Regno Unito: viene raddoppiato, passando dagli attuali cinque a dieci anni. Si applica ai circa 1,6 milioni di immigrati arrivati dal 2021, quindi anche agli italiani giunti nel Paese dopo l’entrata in vigore definitiva della Brexit. I cambiamenti non riguardano invece quanti avevano ottenuto il Settled Status: il soggiorno a tempo indeterminato, con mantenimento di tutti i diritti pre-divorzio accordato a milioni di cittadini di Paesi Ue già residenti sull’isola prima dell’addio di Londra a Bruxelles. E non valgono nemmeno per gli immigrati storici della generazione Windrush giunti nel Paese tra gli anni ’50 e ’60 dalle isole caraibiche un tempo sotto l’impero britannico.
Starmer
Ma per tutti gli altri che vogliono mettere le loro radici nel Regno sono previsti, insieme a una serie di requisiti di base rigorosi, come la fedina penale pulita, la conoscenza della lingua inglese a un livello da scuola superiore, quindi la capacità di comprendere testi complessi ed esprimere opinioni in modo chiaro, oltre all’assenza di debiti pregressi e al regolare e duraturo versamento dei contributi previdenziali. Ci sono comunque eccezioni rispetto ad alcune categorie: chi parla inglese a livello universitario può accedere al diritto di soggiorno permanente dopo nove anni e i contribuenti i cui redditi rientrano nelle due aliquote fiscali più alte dopo cinque e tre anni. Così come chi lavora in alcune categorie – medici, infermieri e insegnanti – può presentare la domanda dopo i cinque anni. Ma ci sono anche persone molto penalizzate dalla nuova linea del governo laburista: gli stranieri percettori di sussidi pubblici.
Per quelli che ne hanno beneficiato per meno di 12 mesi il periodo che deve trascorrere per la richiesta si estende a 15 anni, per chi li ha percepiti per oltre un anno raggiunge addirittura i 20 anni. Quest’ultimo caso, come ha sottolineato la Bbc, è l’attesa più lunga per ottenere uno status di residenza permanente di tutta Europa. È stata anche evocata una riforma dei benefit statali tale da renderli accessibili ai soli cittadini britannici. Il governo Starmer continua quindi a spostarsi verso destra rispetto alle politiche sull’immigrazione. Durante il dibattito in aula, infatti, il ministro degli Interni ombra dell’opposizione Tory, Chris Philp, ha accusato l’esecutivo di aver “copiato” alcune misure che già i Conservatori avevano proposto.
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