Retromarcia del Regno Unito sull’accordo di restituzione postcoloniale dell’arcipelago della Chagos, nell’Oceano Indiano, a Mauritius: accantonato sine die dal governo di Keir Starmer a causa del veto del presidente Donald Trump. L’annuncio è arrivato in forma scritta, quasi come un atto di resa, da Downing Street, dopo mesi di polemiche sempre più accese da parte del grande alleato americano. E sullo sfondo di una fase di fibrillazione con pochi precedenti nella tradizionale ‘special relationship’ fra Londra e Washington.
Nelle parole affidate a un portavoce del primo ministro laburista, l’intesa – sottoscritta nel 2024 con il placet dell’allora amministrazione di Joe Biden, confermato controvoglia e poi rimangiato da The Donald – non viene rinnegata. “Continuiamo a credere che sia il modo migliore per proteggere il futuro a lungo termine della base militare di Diego Garcia, ma abbiamo sempre detto che saremmo andati avanti solo con il sostegno degli Stati Uniti”, sottolinea il portavoce, aggiungendo che nuove discussioni con Usa e Mauritius sono già in corso per trovare una soluzione.
La legge di ratifica, in scadenza al Parlamento di Westminster, viene comunque per ora archiviata. E secondo i media non sarà riproposta nemmeno nel programma governativo del prossimo anno, che l’esecutivo metterà nella mani di re Carlo III a maggio in occasione del King’s Speech, suggello dell’annuale inaugurazione solenne a Camere riunite d’una nuova sessione parlamentare.
Il contestato trattato, definito due anni fa con Mauritius dopo che le rivendicazioni di lunga data del Paese insulare africano sul remoto arcipelago erano state accolte anche dalla giustizia internazionale e dall’Onu, prevedeva il riconoscimento della sovranità mauriziana su tutte le isole Chagos. Inclusa quella di Diego Garcia, sede di una strategica base aerea condivisa da decenni da Londra con gli Usa e utilizzata dalle forze americane in varie azioni di guerra (ultima quella recente contro l’Iran) per il decollo dei ciclopici bombardieri B-52.
Per mantenere il controllo a lungo termine su Diego Garcia, il governo Starmer aveva concordato peraltro di pagare alla controparte un ‘affitto’ miliardario da 101 milioni di sterline all’anno, garantito per 99 anni e rinnovabile. Clausola considerata vessatoria dalle opposizioni di destra nel Regno, impegnate da mesi, dalla conservatrice Kemi Badenoch al trumpiano Nigel Farage, a bollare l’intesa alla stregua di “una resa umiliante” nonché di una “svendita dei diritti” di un pugno di chagosiani-britannici. E che non è bastata certo a placare l’ira di Trump, insorto pubblicamente contro sir Keir negli ultimi mesi, fino a definire il trattato “un atto di stupidità”, oltre che una minaccia agli interessi Usa a vantaggio di ipotetiche mire della Cina.
Il governo mauriziano ha reagito al voltafaccia dicendosi vittima delle “tensioni” britannico-americane e dichiarandosi pronto a riprendere le trattative; ma non a rassegnarsi allo status quo né a una sospensione a tempo indefinito della restituzione. “Non risparmieremo alcuno sforzo diplomatico o legale al fine di completare il processo di decolonizzazione in questa parte di Oceano Indiano”, ha avvertito il ministro degli Esteri di Port Louis, Dhananjay Ramful. Mentre sul fronte politico interno Starmer rischia di pagare dazio per l’ennesima marcia indietro: e di perdere parte di quei potenziali consensi riguadagnati – anche in chiave elettorale, in vista d’un voto amministrativo ad alto rischio il 7 maggio per i laburisti e per il futuro della sua stessa leadership – grazie al pur parziale strappo da Trump sull’impopolare conflitto in Iran.
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