“Un labirinto di piccoli ripostigli sul terrazzo”, dove anche uno sporco sgabuzzino può diventare rifugio, la noia trasgressione, l’allegria di ritrovarsi con gli amici lontani dagli occhi degli adulti, una tragedia senza via d’uscita. E’ come un giovane del quartiere descrive la zona sul tetto del palazzo di Manlleu – 20mila abitanti in provincia di Barcellona – dove lunedì sera cinque ragazzi fra i 14 e i 17 anni hanno perso la vita, intrappolati dal fumo e dalle fiamme di un incendio le cui cause restano da chiarire.
Il paesone di blocchi di cemento, ex centro manifatturiero dove il 55% della popolazione è immigrata, è sotto shock. I cinque ragazzi, nati in Spagna da famiglie di origine marocchina, cresciuti nello stesso quartiere, tra identità multiculturali e spazi ridotti, non abitavano nell’edificio della tragedia. Solevano andarci per “passare il tempo”.
Lunedì l’incendio è scoppiato intorno alle 20:10. “Il fumo arrivava già nei corridoi dello stabile quando abbiamo dato l’allarme”, raccontano i vicini. Quattro degli adolescenti sono rimasti intrappolati nel locale di meno di due metri quadri, senza finestre, pieno di vecchie masserizie. Non c’è stata un’esplosione o una deflagrazione, assicurano i Mossos d’Esquadra. La polizia ipotizza che l’incendio si sia sviluppato a partire da un materasso o da altri oggetti a rapida combustione, tra quelli accatastati. Potrebbe essere stato provocato da una ‘bomba’ di gas esilarante, inalato dai ragazzi per cercare lo stordimento facile, l’incoscienza a basso costo e alto rischio. Alcuni compagni di scuola, intervistati da media iberici, fra cui 20 Minutos, hanno spiegato che “di tanto in tanto” inalavano il ‘gas de la risa’. Ma, al momento, non ci sono indizi a conferma che sia stata tale sostanza a provocare l’incendio, secondo la polizia.
Un quinto ragazzo è stato soccorso dai vigili del fuoco e dalle unità mediche fuori lo sgabuzzino, quando ormai era già in arresto cardiocircolatorio.
Le vittime sono Mohamed Z. di 15 anni, Mustafà B. di 16 anni, Amin A. di 15 anni, Mohamed M. di 14 anni, e Adam B. che avrebbe compiuto a breve 18 anni. Quattro i feriti, tutti tra i pompieri intossicati dalla colonna di fumo nero sprigionata dalle fiamme, che non hanno avuto bisogno del ricovero in ospedale.
Mohamed Murchid, 14 anni studiava all’Istituto ‘Antoni Pous’, come altre tre delle vittime, mentre un quinto era all’istituto professionale. Il centro educativo ha espresso “profondo cordoglio per la perdita dei nostri studenti” e vicinanza alle famiglie devastate.
“Gli piaceva giocare alla Playstation. Era un ragazzo molto tranquillo”, ha raccontato la madre di Mohamed, Naima Bouzikou.
Era uscito di casa alle 20, “come sempre, per incontrare gli amici del quartiere”, ma lei non sapeva del nascondiglio sul tetto. “Non sappiamo cosa sia potuto accadere”, ha assicurato, dopo una notte d’inferno nel centro culturale Can Puget, assistita dagli psicologi come le altre famiglie delle vittime.
Il sindaco Arnau Rovira ha parlato del “giorno più nero che Manlleu abbia mai vissuto, la notte più dura”. Il Comune ha decretato tre giorni di lutto. “Non sapevamo che quei ripostigli sulla terrazza fossero usati come un luogo di ritrovo. Se l’avessimo saputo, avremmo potuto prendere misure”, si rammarica Rovira.
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