Strage di Calenzano, chiuse le indagini per 9 indagati. Sette sono di Eni – Notizie – Ansa.it

Strage di  Calenzano, chiuse le indagini per 9 indagati. Sette sono di Eni – Notizie – Ansa.it


  Un anno di incidente probatorio (da marzo 2025 a aprile 2026), un mese di studio della relazione. E ora la procura di Prato va a notificare l’avviso di conclusione indagini a nove indagati per l’esplosione del deposito di carburanti dell’Eni a Calenzano che il 9 dicembre 2024 causò 5 morti, 27 feriti e notevoli danni materiali. “Errori gravi e inescusabili”, conferma la procura anche dopo l’incidente probatorio, causarono la maxi-esplosione.
La procura chiude le indagini per sette dirigenti o preposti di Eni, e due della società appaltatrice, la Sergen srl. Sono accusati a vario titolo di omicidio plurimo colposo, disastro colposo e lesioni. Avranno 20 giorni di tempo dalla notifica per chiedere di essere interrogati, poi la procura potrà fare per la richiesta di rinvio a giudizio. Resta fuori dall’inchiesta Eni spa: l’incidente probatorio esclude che la società possa esser condannata per illecito amministrativo delle persone giuridiche (d.lgs 231/2001) dato che, dice la procura, dall’incidente probatorio “il modello organizzativo è risultato corretto” e “non sono emerse emergenze per un nesso eziologico tra previsioni del modello e eventi” accaduti. “In tale contesto – scrive la procura – non appare prevedibile giungere a una condanna di Eni” e non è possibile “contestare l’omessa vigilanza a Patrizia Boschetti, legale rappresentante della gestione operativa depositi Centro Eni”, società del gruppo da cui dipende il deposito di Calenzano.
L’avviso di garanzia riguarda, dunque, gli indagati Luigi Cullurà dirigente Eni del deposito; Carlo Di Perna responsabile manutenzioni Depositi Centro Eni spa; Marco Bini, preposto Eni che ha classificato Sergen; Andrea Strafelini coordinatore giornaliero e preposto; Elio Ferrara, preposto Eni che autorizzò il permesso di lavoro per il 9 dicembre 2024; Emanuela Proietti, responsabile servizio prevenzione e protezione (Rspp) di Eni; Enrico Cerbino, responsabile di progetto estero di Eni. Tutti inseriti nell’organico della società energetica. Gli altri due indagati sono Francesco Cirone datore di lavoro dell’impresa esecutrice Sergen srl, e Luigi Murno, preposto della Sergen.
Durante i lavori per allestire una nuova linea per Hvo (biocarburante), afferma la procura, vi furono errori “gravi e inescusabili” confermati in incidente probatorio. Uno fu “permettere da parte di Eni la presenza di fonti di innesco come il motore a scoppio della piattaforma elevabile usata nelle lavorazioni di Sergen”. Oppure far proseguire le operazioni di carico delle autobotti mentre Sergen lavorava quasi accanto, al nuovo impianto mentre “avrebbe dovuto effettuare attività di drenaggio di combustibili dalle tubazioni”. Fonti di innesco “hanno generato calore” in un’area a rischio di esplosione come successe. Tra gli errori la procura segnala la “carenza di pianificazione tecnica” nella nuova linea per il biocarburante per l’assenza di “una valutazione del rischio da interferenze” come motori accesi o sostanze esplodenti in quel contesto.
La procura spiega che con “l’incidente probatorio i contenuti dell’ipotesi investigativa sono confermati nelle linee essenziali” pertanto “l’incidente sul lavoro è risultato in concreto prevedibile, se fosse stata effettuata adeguata analisi dei rischi e delle condizioni operative, ed evitabile, se fossero state seguite correttamente le procedure di sicurezza, protezione pianificazione obbligatorie per l’intervento che doveva realizzare Sergen”.
C’è anche un altro, parallelo, avviso di conclusione delle indagini: è per reati ambientali relativi al presunto sversamento di idrocarburi in un fosso che scorre vicino al deposito Eni di Calenzano. Indagati per questo Patrizia Boschetti, come legale rappresentante di Centro Eni spa e i dirigenti Luigi Cullurà, responsabile del deposito e Marco Bini.
 

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